LA MORTE DI D’AMBROSIO: “vittima di una campagna violenta e irresponsabile”


La morte improvvisa di Loris D’Ambrosio a causa di un infarto riesce ad unire quasi tutta la nostra classe politica.

 I funerali si terranno oggi alle 16.30.  

A dare l’annuncio è stato proprio il presidente della Repubblica:«Annuncio con animo sconvolto e con profondo dolore la repentina scomparsa del dott. Loris D’Ambrosio, prezioso collaboratore mio come già del mio predecessore». Napolitano lo ha definito un «infaticabile e lealissimo servitore dello Stato».

Non solo un politico, ma soprattutto un uomo di grande spessore.  Nato a Isola del Liri nel dicembre 1947, divento magistrato di Cassazione dopo essere stato prima pretore a Volterra e poi, dal 1979, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma, nel maggio 2006, era stato nominato da Napolitano suo Consigliere per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia e direttore del relativo Ufficio.

Eppure, nonostante il momento di dolore, le polemiche non mancano. C’è chi non dimentica, infatti,  le sue conversazioni con Nicola Mancino sono state intercettate nell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e Mafia . Maurizio Gasparri, per esempio dichiara, un po’ aspramente, che: «È difficile considerare questa scomparsa non condizionata da recenti eventi».

A replicare ci pensa Napolitano. «Insieme con l’angoscia per la perdita gravissima che la Presidenza della Repubblica e la magistratura italiana subiscono, atroce è il mio rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto, senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all’amministrazione della giustizia del nostro Paese. Mi stringo con infinita pena e grandissimo affetto – conclude Napolitano – alla consorte, ai figli, a tutti i famigliari e al mondo della magistratura e del diritto».

Omaggio sentito anche della Severino: «Ci lascia un servitore dello Stato che ha anteposto fino all’ultimo il senso del dovere alla difesa della sua persona» anche con un «rispettoso e sofferto silenzio».

Che aggiungere: la morte di ogni uomo non dovrebbe essere mai fatta “oggetto” di insinuazioni e scontri politiche, ma dovrebbe essere circondata solo da un giusto silenzio rispettoso del dolore che ogni “addio” lascia.

Angela Scalisi

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