Olimpiadi di Londra 2012: sciabola d’argento per Diego Occhiuzzi.


Sale cosi nell’olimpo dei campioni azzurri,Diego Occhiuzzi, 31 anni, napoletano, argento nella sciabola ai Giochi, trasformato nel nuovo fuoriclasse della scherma italiana. Eppure Occhiuzzi veniva indicato come il meno accreditato tra gli sciabolatori azzurri, con poche speranze di medaglie. Ma, come ha raccontato lui stesso con quell’accento un po’ ‘gaga’ da napoletano del Vomero, oggi “ha tirato benissimo”. La sua è stata una corsa senza tentennamenti verso la finale. Un tragitto lungo cui ha incontrato e battuto anche l’amico-rivale Aldo Montano. Al livornese, però, ha concesso l’onore delle armi (“non era al 100%”, ha detto Diego). In realtà, è la terza volta che quest’anno il talento di Napoli batte l’oro di Atene 2004. Diego si è fermato solo davanti al grande favorito del torneo, l’ungherese Szilagyi che lo ha superato 15-8. “Lui ha tirato benissimo. Io sono partito in ritardo ed ho sbagliato tattica e quando ho provato a recuperare, era troppo tardi”, dice con un po’ di rammarico. Ma alla fine “un argento è sempre un argento”. “Ragazzi – spiega con aria incredula ai giornalisti – E’ un sogno inaspettato, anche se in fondo ci credevo. Ora neanche me ne rendo conto totalmente. Questa mattina mi sono svegliato e dopo mi è venuto tutto naturale”. Ha conquistato il pubblico sugli spalti con quel fare un po’ spavaldo e i ‘litigi’ con gli arbitri. Con un po’ di finta timidezza descrive anche il momento in cui è salito sugli spalti, scavalcando le protezioni, dopo la vittoria nella semifinale con il romeno Dumitrescu. E’ corso a salutare ed abbracciare la “fidanzata Valeria”: “Quelli della sicurezza – racconta – non mi volevano far passare. Mi hanno messo anche uno sgambetto. Non potevo ma chi se ne frega”. Qui sembrava il San Paolo”. E non si sbaglia. Mentre tirava in finale, tutto lo stadio urlava “Diego, Diego”. Lui ha ringraziato a fine gara con un inchino. “Non mi sono mai divertito così – aggiunge Occhiuzzi – Dai, stasera festeggiamo a Casa Italia e offro da bere a tutti”. “Questa medaglia la dedico a me – dice con tono fermo – Da quando avevo sei anni è stata una sofferenza per arrivare fin qui. Ho passato qualche anno all’ombra di gradi campioni, ora ci sono anche io”. Anche perché “ora – chiosa con soddisfazione – sono vicecampione olimpico”. Ma non è finita. “Ora festeggiamo e poi ci concentreremo con i ragazzi nella competizione a squadre”.

 

Chiara Vittorio.

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