Nel 2011 sono state 5 mila le esecuzioni capitali nel mondo, 4 mila solo in Cina, seguita da Iran ed Arabia Saudita, è quanto emerso dall’annuale rapporto redatto da Nessuno tocchi Caino, che da anni si batte per l’abolizione della pena di morte. Ma se questi paesi appena citati non sono storicamente considerati democratici, gli Stati Uniti che fanno della democrazia un loro pilastro, sono uno dei 76 paesi boia al mondo.
James Holmes il killer della strage al cinema di Aurora (Colorado – USA), rischia per il suo folle gesto, che è costato la vita a 12 innocenti, di essere condannato alla pena di morte, in quanto il Colorado è uno dei 33 stati americani (su 50) dove si applica ancora la pena capitale, episodio che ha riaperto il dibattito su questo discutibile metodo di condanna negli Stati Uniti.
Importata dagli inglesi nel periodo coloniale, i crimini attualmente punibili con la pena capitale sono: alto tradimento, omicidio plurimo; omicidio aggravato, spionaggio, omicidio di agenti federali, poliziotti, militari, pompieri, omicidio compiuto in alcuni luoghi definiti sociali, come i parchi nazionali, cinema e terrorismo. In alcuni stati la pena di morte è applicabile anche per reati come l’omicidio premeditato, il traffico di droga, l’omicidio a seguito di stupro o tortura della vittima e l’omicidio di minorenni. Per quanto riguarda i metodi di esecuzione, l’iniezione letale risulta il metodo più utilizzato; la sedia elettrica, l’impiccagione e la camera a gas, a seguito di una lunga fase di contestazioni da parte dell’opinione pubblica, sono state analizzate dalla Corte Suprema degli Stati Uniti Uniti che le ha sospese in quanto potrebbero essere considerate punizioni troppo crudeli.
In alcuni Stati dove la pena di morte è in vigore al condannato viene concesso di scegliere il metodo; in Florida la sedia elettrica è tra le opzioni, in Utah può essere applicata la condanna, su richiesta del condannato, tramite un metodo ormai fuori uso in tutti gli altri stati, fucilazione. Inoltre solo nel 2005 la Corte Suprema ha stabilito l’incostituzionalità della pena di morte nei confronti dei minorenni all’epoca del reato, convertendo le loro condanne in ergastolo.
I sostenitori della pena di morte, ritengono che questo tipo di punizione sia una sorta di ricompensa per i familiari delle vittime e continuano a portare avanti la tesi dell’effetto deterrente sui criminali, per giustificare la sua esistenza e consolidarne il consenso popolare (fino al 2004 era all’80%). Ricerche universitarie e studi scientifici hanno però dimostrano che non esiste nessuna relazione tra l’aumento o la diminuzione della criminalità e la presenza o meno della pena di morte.
Ma molto ardua e lunga sembra ancora la strada per l’abolizione della pena capitale in tutti gli stati del mondo.
Maria Chiara Coco







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