Tiro a volo, argento per Fabbrizi.


E’ andata bene, anche se era arrivato a Londra con 39 di febbre (“ma 13 giorni di antibiotici per fortuna non hanno lasciato il segno”) ed al termine della gara, 150 piattelli, non aveva capito di essere arrivato primo. “Pensavo di aver chiuso al terzo posto, e di dove fare lo spareggio per il bronzo”, racconta Massimo Fabbrizi che invece ha sparato per l’oro della Fossa, perdendo 6-5 contro il croato Giovanni Cernogoraz. E’ una sconfitta incassata con il sorriso e, mentre si avvolge nella bandiera tricolore, il marchigiano lancia un messaggio appena sceso dal podio olimpico e con ancora al collo la medaglia d’argento, magari rivolgendosi a chi critica le Olimpiadi, come ha fatto Beppe Grillo, definendole “il trionfo del nazionalismo”. “Sono un carabiniere, ed anche un patriota – dice Fabbrizi – e i sacrifici che oggi mi hanno portato a questa medaglia non li ho fatti solo per amore del tiro a volo ma anche della bandiera, di questo tricolore che ora mi sono messo addosso. Io per questa cosa (mostra la bandiera) darei la vita, e non resisto lontano dall’Italia più di 20 giorni. Magari potessi fare io il portabandiera in un’Olimpiade”. La sua gara è stata una rincorsa, favorita di essere specialista del colpo ‘ad una canna’, come si usa nelle finali della fossa. “Ma se i colpi consentiti in finale fossero due alla volta – ammette con onestà -, come nelle qualificazioni, avremmo tutti ‘fatto compagnia’ a Michael Diamond. A noi tiratori rendono sempre la vita più difficile, e posso immaginare come si senta adesso l’australiano”. Trattasi di un fuoriclasse oro ad Atlanta 1996 ed in casa a Sydney 2000, cioé prima che cambiassero le regole, che oggi ha perso il bronzo allo spareggio con il kuwaitiano Al-Deehani dopo il 125/125 della fase pre-finale. Lo shoot-off lo ha disputato anche Fabbrizi, perdendo 6-5 contro Cernogoraz, sesto dopo le qualificazioni ma primo (a sorpresa) alla fine. “Lo shoot off é come i rigori nel calcio – spiega l’azzurro -: prima o poi qualcuno sbaglia, ma io sono contento lo stesso, diciamo all’80%. Mi sono comunque messo al collo una medaglia olimpica ed è esattamente ciò che sognavo”. Infatti ammette che i Giochi sono tutta un’altra cosa. “Me l’avevano detto – dice Fabbrizi, alla prima Olimpiade – ed è proprio così. Dopo la prima serie di piattelli il cuore mi batteva forte, ho avvertito un’emozione unica, altro che Mondiali: questa è un’altra cosa”. “Per fortuna ho saputo gestirmi – conclude – e con la mia forza di volontà ho raggiunto questo grande risultato”.

 

 

 

Chiara Vittorio.

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