Google ha finalmente chiuso la questione, apertasi lo scorso Febbraio, quando un ricercatore della Stanford University aveva denunciato sul Wall Street Journal la pratica di bypassare le impostazioni di privacy degli utenti che utilizzavano il browser Safari; pratica, comunque, utilizzata anche da altre compagnie pubblicitarie.
Un accordo da 22,5 milioni di dollari, la maggiore sanzione mai imposta dalla Ftc – Federal trade commission, l’ente regolatore del commercio americano.
Google ha dovuto accettare la transazione proprio per aver violato la privacy degli utenti che hanno usato “Apple Safari” nonostante che sul punto fosse stato raggiunto un accordo.
Google, infatti, avrebbe violato il decreto di consenso del 2011 – la “composizione amichevole” – che lo stesso aveva negoziato negoziato con la Ftc, al fine di non inserire «cookie» o fornire annunci mirati agli utenti di Safari, in modo che gli stessi fossero automaticamente esclusi da ogni eventuale localizzazione in seguito alle impostazioni di default del browser Safari sui Mac, iPhone e iPad.
In particolare, la Ftc accusa Google di non essere stata chiara in merito alle piccole stringhe di testo, usate per raccogliere informazioni dai computer e quindi utilizzabili per inviare pubblicità mirata. Google, infatti, – secondo la Ftc – per alcuni mesi, fra il 2011 e il 2012, avrebbe usato cookie per seguire il comportamento degli utenti di Safari che navigano all’interno delle rete pubblicitaria DoubleClick di Google.
L’azienda ha si optato per il patteggiamento, ma si è difesa: “Definiamo degli standard di privacy e sicurezza altissimi per i nostri utenti. La Ftc si è focalizzata su una pagina del centro assistenza pubblicata oltre due anni prima della nostra composizione amichevole e un anno prima che Apple cambiasse la sua politica per la gestione dei cookies. Ora abbiamo cambiato la pagina e rimosso dal browser di Apple i cookies pubblicitari, che non hanno raccolto alcuna informazione personale”.
«Non importa se siano grandi o piccole, ma tutte le imprese devono rispettare gli ordini della Ftc e mantenere la privacy promessa ai consumatori, oppure finiranno per pagare molte volte ciò che sarebbe potuto costare un’unica volta», ha però affermato, in una nota, il presidente della Federal Trade Commissione, Jon Leibowitz.
La “Privacy” ha finalmente ha, finalmente, riscosso il suo tributo.
Angela Scalisi







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