Proprio in queste notti in cui i nostri occhi osservano il cielo alla ricerca di un frammento di cometa che arroventandosi si illumini, o più comunemente di stelle cadenti nella notte di San Lorenzo, abbiamo un motivo in più per fantasticare sprofondando nelle vastità astrali. Non bisogna andare molto lontano, basta saltare sul nostro vicino di sistema solare: Marte. L’esplorazione spaziale compie un ulteriore grande passo con l’atterraggio della sonda Curiosity sul suolo marziano. L’ultimo rover inviato dalla NASA (più che mai assemblato con componenti provenienti da tutto il mondo) fa parte dell’ambizioso progetto Mars Science Laboratory, costato più di 2,5 miliardi di dollari, propedeutico alla futura missione che porterà l’uomo sul pianeta rosso. Proprio come accadde per lo sbarco sulla Luna, il fatto che sia un vero e proprio laboratorio su ruote statunitense ad analizzare le rocce marziane è motivo d’orgoglio per gli Stati Uniti. Essere in possesso di una tale tecnologia ha da sempre significato primeggiare a livello mondiale dal punto di vista economico e industriale. Il presidente Obama ha per questo motivo annunciato che “rimarrà come uno dei momenti d’orgoglio nazionale – ed ha proseguito affermando – su Marte gli Stati uniti d’America hanno fatto la storia”. Decine di maxi schermi e la diretta su internet ha accomunato, dopo tanto tempo, milioni di spettatori col fiato sospeso per 420 secondi, quelli indispensabili affinché, dopo la separazione dal modulo di volo, l’ingresso in atmosfera con successivo surriscaldamento per attrito, l’apertura del paracadute a 450 km/h, il distacco dal modulo di atterraggio a 1,6 km dal suolo mentre il radar acquisiva notizie sulla zona prescelta di atterraggio, il rover riuscisse ad avere contatto con la terra rossa a 2,5 km/h collegato tramite tiranti al modulo di atterraggio che poi si é allontanato con le sembianze di una medusa. Il viaggio durato circa otto mesi ha ricoperto 500 milioni di km si é concluso col l’atterraggio appena descritto senza interventi dalla base di controllo alla Terra per l’enorme massa di Curiosity, tre volte più grande dei predecessori Spirit e Opportunity e per salvaguardare i 10 strumenti di laboratorio montati a bordo. Innanzi tutto le telecamere 3D, spettrometri, pinze, trapano e un potente laser montato sull’albero verticale principale; obiettivo principale del laboratorio mobile é quello di analizzare la composizione del terreno nella speranza di riconoscere delle tracce di vita. Un propulsore atomico che sfrutta il decadimento del plutonio 238 spinge e alimenta tutti i sistemi del rover di dimensioni 3,3 metri di lunghezza, 2,2 metri di altezza, che presenta sei ruote da 50 centimetri per una massa complessiva di 900 chili. I componenti che lo compongono sono in grado di resistere a variazioni di temperatura dai -140 gradi ai + 20 tramite l’Heat rejection system che é in grado di regolare la temperatura dei vari strumenti evitando i malfunzionamenti o gli stalli. I due computer gemelli possono intervenire autonomamente all’insorgere di qualsiasi problema. Le Hazcams sono telecamere montate ai quattro angoli di Curiosity con il compito di individuare tutti gli ostacoli da superare; le Navcams regalano una visuale panoramica in 3D con visione stereoscopica; un teleobiettivo, un microscopio e una ChemCam capace di effettuare analisi chimiche delle rocce completano il sistema video del rover. Il braccio robotico, fondamentale per le analisi, ha una lunghezza di ben 2 metri ed ha una capacità di sollevamento di 33 kg. Le comunicazioni con la sonda sul suolo sono assicurate da due antenne che inviano segnali direttamente ai ricevitori sulla Terra ed un’altra in contatto con le sonde in orbita intorno al pianeta.
Non meno importante é il sito scelto per l’atterraggio: il cratere Gale intorno al monte Sharp. Si tratta di un cratere scelto da una commissione di scienziati perché presenta vasi depositi alluvionali in grado di raccontare il passato di Marte e dove é più probabile scovare tracce di composti organici o addirittura fossili. Il cratere ha un diametro di 154 km ed é posizionato sulla linea dell’equatore; creato dallo scontro con un meteorite circa 3,6 miliardi di anni fa é dominato al centro dal monte Sharp che in realtà é un vulcano formatosi appena dopo lo scontro astrale. Proprio il vulcano alto 5000 metri rappresenta un deposito di sedimenti trasportati dall’acqua nel corso dei millenni. Si cercheranno in tal modo tutte le informazioni che gli strati geologici sono in grado di dare, il luogo sembra essere quello più adatto da studiare dopo i vari rilevamenti effettuati dalle sonde terrestri che hanno supposto la presenza, in passato, di acqua allo stato liquido in questo immenso bacino. I primi due anni vedranno Curiosity passeggiare varie zone della base del cratere per poi risalire, pian piano, il crinale meno scosceso del monte Sharp. Le immagini che appaiono sui vari siti specializzati e nei telegiornali di tutte le emittenti televisive fanno già ben sperare, Curiosity sta già imparando a conoscersi fotografando i propri componenti e l’area che lo circonda. Il suo viaggio ed il suo lavoro è solo all’inizio, dopo tanto impegno, con un po’ di fortuna riceveremo i dati che attendiamo da tempo, in attesa passiamo un po’ di tempo con naso all’insù, godiamoci il momento e le scoperte tecnologiche che queste imprese ci spingono a conquistare.
Paolo Licciardello








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