Senza Powell e con un terzo cambio da scuola elementare la Giamaica realizza il nuovo record mondiale sulla 4×100, in virtù di una seconda metà di gara eccezionale griffata dal recupero di Blake su Gay e dall’allungo finale di Usain Bolt che stacca Bailey e va a chiudere in 36″84, due decimi sotto il precedente primato, eguagliato invece dagli Stati Uniti.
Usain Bolt completa così la sua seconda tripletta olimpica consecutiva su 100, 200 e 4×100, confermandosi il miglior sprinter al mondo, un fenomeno inimitabile e irraggiungibile al momento, forse avvicinabile da quello che sembra essere il suo “delfino”, Yohan Blake, che con l’oro di questa staffetta assapora finalmente il gusto della vittoria dopo due secondi posti al cospetto dell’amico-rivale.
L’avvio di gara è statunitense: Kimmons parte nettamente meglio di Carter e in seconda frazione Gatlin mantiene il vantaggio su Frater (e forse qui gli americani avrebbero potuto fare qualcosina in più…), ma poi il motore caraibico trova i suoi cavalli migliori e allora non ce n’è più per nessuno: Blake impressiona sulla seconda curva, passando all’interno di Tyson Gay come se fosse un ostacolo qualsiasi e solo un cambio imperfetto ai 300 nega alla Giamaica un primato da leggenda.
Usain Bolt non aggancia subito il testimone ma quando i polpastrelli trovano la presa giusta attiva la sua fase lanciata inimitabile, staccando progressivamente il pur volenteroso Bailey. Chiude con un bel vantaggio Usain, pronto per un’altra esultanza, un altro oro olimpico, un altro record, perché lui fa sembrare tutto semplicissimo, come i veri fuoriclasse.
Giamaica in 36″84, Stati Uniti in 37″04 e dietro la bagarre, con il Canada che chiude terzo e festeggia, ma poi viene squalificato per una (netta) invasione di corsia, lasciando il terzo gradino del podio a Trinidad e Tobago, che sale per la prima volta sul podio olimpico nella staffetta veloce.
A proposito di ricorsi storici, la Giamaica diventa così la prima nazione dopo gli Stati Uniti ad aver conquistato l’oro nella staffetta 4×100 in due edizioni olimpiche consecutive. Questo sì, è un passaggio di testimone riuscito, e significativo.
Chiara Vittorio.







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