“Aprite tutte le porte, toglietevi tutti i gradi e le medaglie.
Venite, assaporate la libertà con noi “. [Pussy Riot]
Essere condannate perché attiviste, femministe e portatrici del proprio pensiero è quanto accaduto ieri a Mosca. Le Pussy Riot, band punk russa, è stata condannata ad una pena di due anni di reclusione. Ma quali sono i capi d’accusa che pesano sulla testa di queste ragazze? In primis il « Teppismo a sfondo religioso», in quanto il trio musicale il 21 febbraio scorso s’è reso protagonista di un caustico happening anti-Putin nientemeno che all’interno della Cattedrale del Cristo Salvatore, evento che non ha precedenti nella pur vasta e turbolenta casistica dei problemi inerenti il rock e la giustizia.
La preghiera punk delle ragazze non è stata “interpretata” nella giusta maniera, infatti l’invocazione alla Madonna di cacciare Putin è stata letta dalla corte moscovita, presieduta da Marina Syrova come una canzone “blasfema, insultante” soprattutto data la location. Le ragazze hanno commesso una «grave violazione dell’ordine pubblico, disturbando la quiete dei cittadini e insultando profondamente le convinzioni del fedeli ortodossi», si legge nella sentenza. Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Ekaterina Samutsevich, 30 anni, e Maria Alekhina, 24 anni, cantarono infatti incappucciate e con chitarre elettriche e amplificatori e secondo la corte il testo esprimeva chiaramente profondo odio, e da un’attenta lettura hanno evinto che «esprimeva chiaramente l’odio basato su affiliazione religiosa» e l’obiettivo delle tre ragazze, mosse da «odio religioso» era quello di raggiungere «il circolo più vasto possibile di fedeli dando pubblicità» al loro gesto.
La causa ha profondamente toccato anche altri artisti come Madonna e Paul McCartney, e al disopra di tutto le coscienze degli individui che da ogni parte del mondo stanno manifestando la solidarietà nei confronti delle ragazze.
La dichiarazione finale durante il processo di Ekaterina Samutsevich: “(…) La nostra improvvisa apparizione musicale nella Cattedrale di Cristo Salvatore con la canzone “Madre di Dio, spazza via Putin” ha violato l’integrità dell’immagine mediatica che le autorità avevano voluto produrre e mantenere per tutto questo tempo, e ha rivelato la sua falsità. Nel nostro spettacolo abbiamo osato, senza la benedizione del Patriarca, unire l’immaginario visivo della cultura ortodossa con quella della cultura della protesta, suggerendo così che la cultura ortodossa non appartiene solo alla Chiesa ortodossa russa, al Patriarca e Putin, ma che potrebbe anche allearsi con la ribellione civile e lo spirito di protesta in Russia.
Forse lo sgradevole, enorme effetto della nostra intrusione nei media nella cattedrale è stata una sorpresa per le autorità stesse. In un primo momento, hanno cercato di presentare la nostra performance come uno scherzo tirato da atei militanti e senza cuore. Questo è stato un grave errore da parte loro, perché noi eravamo già conosciute come una band punk femminista anti-Putin, che aveva lanciato i suoi assalti nei media sui simboli principali politici del paese. Alla fine, considerando tutte le ricadute irreversibili politiche e simboliche causate dalla nostra innocente creatività, le autorità hanno deciso di schermare il pubblico dal nostro pensiero anticonformista. Così è finita la nostra complicata avventura punk nella cattedrale di Cristo Salvatore.”
Il punk, la musica rozza, i testi arrabbiati, il disagio giovanile: ieri come oggi. Unica differenza, piccola nota dolente: se ci soffermiamo a pensare anche ad esempio ai Sex Pistols degli anni ’70 avrebbero potuto subire un trattamento simile, in una società democratica ancora non totalmente aperta come l’Inghilterra ai tempi dei loro versi contro la regina d’Inghilterra. Ma si sa, i tempi passano, le generazioni crescono e fanno bagaglio delle proprio conoscenze musicali e di queste esperienze “costruttive” di ordinaria libertà di pensiero. A Sid Vicious e compagni nessuno mosse mai un dito contro ( forse ). C’è voluto il XXI secolo e una Repubblica Presidenziale Federale per questa ondata di “repressione” che siamo certi non gioverà alla Russia di Putin e alla sua immagine a livello mondiale.
«God Save the Punk»
” Il punk rock è libertà” Kurt Cobain.
Alessia Aleo







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