Il Texas uccide anche i ritardati mentali


 

Non sono bastati gli appelli dell’Onu e le proteste dell’opinione pubblica a fermare il boia, all’alba di mercoledì scorso, infatti la Corte Suprema americana ha dato il via libera all’esecuzione di Martin Wilson affetto da gravi disturbi mentali.

L’uomo 53 anni, dal 1994 era rinchiuso nel penitenziario di Huntsville in Texas, perchè ritenuto colpevole dell’omicidio di Jerry Williams, un informatore della polizia, che lo aveva identificato alla polizia come spacciatore di droga. Ma nonostante il condannato abbia sempre dichiarato di non aver commesso l’omicidio, e nonostante avesse un quoziente intellettivo di 61, quando è 70 il limite minimo per essere riconosciuto pienamente capace di intendere e di volere, un iniezione letale ha dato fine alla sua vita.

Nel giugno del 2002 la Corte suprema Usa ha dichiarato incostituzionale la pena di morte nei confronti di persone affette da ritardo mentale, in quanto viola l’ottavo emendamento della Costituzione, che vieta pene crudeli e inusitate. La Corte ha però lasciato agli stati la decisione su come determinare chi rientra nella categoria dei ritardati mentali. Lo stato del Texas in proposito, ha stabilito che un ritardato mentale presenta le stesse caratteristiche del personaggio “Lennie” del romanzo di John Steinbeck Uomini e topi, un bracciante agricolo  affetto da ritardo mentale che non sa controllare la propria forza tanto che uccide spesso, i piccoli animali che ama accarezzare, come i topi.  

“Abbracciate mia madre e ditele che le voglio bene – Portami a casa Gesu’, portami a casa Dio” , sono state le sue ultime parole prima che il veleno iniettato nel suo corpo lentamente lo uccideva.

 

Maria Chiara Coco

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