Mentre impazza la “guerra termonucleare” professata dal compianto Steve Jobs tra l’azienda di Cupertino ed il colosso koreano per quei cinque o sei o sette brevetti copiati dagli asiatici ai danni dei statunitensi, per lo meno così si sono pronunciati i tribunali in prima istanza, il super miliardario Bill Gates ha finanziato una gara innovativa. Un budget da 370 milioni di dollari voluto anche dalla fondazione umanitaria creata dai coniugi Gates per l’idea più ambiziosa: “Reinvent the toilet challenge”. Questa idea, nel corso di un anno, prevedeva la realizzazione di un water funzionante senza acqua corrente, elettricità o sistema settico, con un costo massimo di 5 cent di dollaro evitando ogni tipo di inquinanti e sopratutto avendo la sorprendente capacità di produrre una forma di energia. Latrine sostenibili insomma, economiche e facili da produrre per quei due miliardi di persone sul pianeta che ancora considerano un lusso fuori dalla propria portata poter godere di servizi igienici, come lo stesso Gates ha detto “in questo campo siamo rimasti fondamentalmente fermi a 150 anni fa, alle invenzioni dell’Inghilterra vittoriana”. Le nostre case, dunque, necessitano di un restyling proprio in quel luogo dove si fa un consumo abnorme di acqua che invece, negli ultimi anni, diventa sempre meno disponibile. Il 40% della popolazione mondiale e gli 1,5 milioni di bambini che muoiono ogni anno a causa della dissenteria attendono febbrilmente un cambiamento e un aiuto doveroso.
Università e centri di ricerca di tutto il mondo si sono dati da fare e nei due giorni a cavallo di ferragosto di quest’anno, a Seattle, durante la fiera organizzata in occasione dell’evento di rilevanza mondiale, sono stati premiati i primi tre classificati. Per i fortunati vincitori si prevedono tre anni di grandi lavori sul campo per verificare la fattibilità dei progetti dai territori dell’Africa a quelli dell’Asia. Terzi classificati i ricercatori dell’università di Toronto il cui water lavora separatamente il materiale solido e liquido usando l’abbondante sabbia, disponibile sul pianeta, che filtra le urine. I liquami rimanenti vengono poi sottoposti ai raggi ultravioletti per la sterilizzazioni, mentre la rimanente parte solida rimane nella toilette ad essiccare per poi dissolversi nel cosiddetto reattore. Il bagno canadese é in grado di trattare i bisogni fisiologici di dieci persone nell’arco di due ore rilasciando acqua e sabbia. La Loughborough University britannica si è aggiudicata la seconda posizione grazie al loro vaso di espansione che lavora sottoterra comprimendo i rifiuti organici alla temperatura di 200 gradi, eliminando in tal modo batteri ed altri agenti patogeni. Un rapido ritorno alla pressione atmosferica produce la separazione della parte liquida da quella gassosa. La prima produrrà, a sua volta, il metano che alimenta l’impianto; la seconda andrà a riscaldare il vaso di espansione. I 100.000 dollari sono stati aggiudicati agli inventori del sistema che sfrutta i pannelli solari per alimentare un processo elettrochimico che restituisce da un lato idrogeno e dall’altro una sostanza che ossida i sali delle urine e produce la clorina per disinfettare i bagni. Il rimanente materiale organico solido subisce la semplice trasformazione in fertilizzante.
Immaginate quanto stupore nei visi dei visitatori, siano essi semplici abitanti delle metropoli, studiosi o ministri accorsi dai paesi più bisognosi, studenti e contadini. In realtà ogni abitante del pianeta ha un motivo fondato per volere questo cambiamento. Il pianeta é pronto da tempo.
Paolo Licciardello






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