“Mio figlio porta la gonna”


Padri o futuri tali (oggi, domani, chissà): indossereste mai una gonna per solidarietà con vostro figlio? Nel caso in cui quest’ultimo mostrasse una certa insofferenza per i pantaloni e gradisse di più indossare abiti femminili, s’intende.

Nils Pickert lo ha fatto. Suo figlio, di 5 anni, non ne ha più voluto sapere di colori e capi d’abbigliamento maschili, così lui, giovane padre tedesco trasferitosi con la famiglia da Berlino in una cittadina del sud della Germani (molto cattolica, molto tradizionalista e molto chiacchierona), ha deciso di sostenere l’azzardosa scelta del figlio iniziando a indossare una gonna rossa con l’elastico in vita che gli arriva fin sotto il ginocchio.

Rompere gli schemi tradizionali e abbattere gli stereotipi socio-culturali si può, se questo significa assolvere ai due compiti principali di un genitore, vale a dire sostenere i figli e dare il buon esempio? La Germania e il web si interrogano su questo quesito. Il papà-eroe difende la sua decisione motivandola come una forma di educazione al rispetto delle diversità e della giustizia di genere.

Di certo Nils avrà voluto evitare al figlio anche il trauma di una discriminazione. Il mondo dei bambini (e degli adolescenti, soprattutto) è ancora più spietato di quello degli adulti, costretto per forza di cose a essere politicamente corretto e aperto alle diversità (almeno all’apparenza). I bambini, invece, non si nascondono, non si preoccupano di riservare scherno ed emarginazione a chi cerca di essere ciò che vuole. Il bullismo è una piaga ancora poco curata. Affrontarlo si può e si deve, magari anche attraverso questi gesti di solidarietà paterna che di certo aiuteranno il figlio a trovare la forza di farsi valere.

Chi avrebbe il coraggio di fare altrettanto?

 

Aurora Circià

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