Additare e criticare in tempi moderni è assai facile. Basta alzare il capo e cominciare ad urlare cercando di ottenere l’attenzione che ormai da antichi lustri televisivi non appartiene alla reminiscenze del protagonista in questione: Beppe Grillo.
Passionale nelle sue performance politiche e nei suoi dibattiti non ha peli sulla lingua e l’oggetto di uno dei suoi ultimi attacchi è stato Roberto Benigni.
Beppe Grillo passa al microscopio il cachet di Roberto Benigni per la kermesse svoltasi alla Festa Democratica di Reggio Emilia: “Con che soldi sono organizzati gli incontri annuali per riflettere sul futuro della Nazione e per fare un po’ di festa in piazza del pdmenoelle? Costano una cifra. Ma quanto esattamente? Con che soldi sono organizzati? Forse quelli del finanziamento pubblico o grazie alla generosità di imprenditori ‘amici’ e disinteressati (tipo Riva per intenderci)? …. Gli artisti invitati sul palco lo fanno per solidarietà verso il pd o a fronte di un ricco cachet? E questo cachet a quanto ammonta?”, è la domanda che appare sul blog del comico genovese a cinque stelle.
Il polverone mediatico su questo accenno di diatriba è subito calato quando il manager di Benigni ha puntualizzato che l’incasso dell’attore sia arrivato direttamente dai biglietti emessi durante l’occasione. Ogni biglietto aveva prezzo 25 euro. Infatti Lucio Presta puntualizza: “Per abitudine non prendiamo soldi dai partiti e anche questa volta non abbiamo incassato nulla dal Pd, ma dai biglietti venduti per lo show.” Versione confermata dai rappresentanti del Partito Democaratico, con portavoce Lino Paganelli: “Lo spettacolo di Benigni è stato pagato dagli uomini e dalle donne che sono entrate nell’arena pagando un biglietto. (… ) Quanto al resto della Festa, si innesca quel meccanismo particolare che caratterizza questo evento: la gente viene, ascolta i dibattiti, visita gli stand e si ferma a mangiare, finanziando tutto il resto. Insomma, la festa si finanzia con quello che vi si riesce a raccogliere”.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria: il Pd non si è fatto mancare occasione per sottolineare come i bilanci del loro partito siano pubblici e quindi fruibili per tutti, mentre quelli del M5S sembrerebbero meno o più difficilmente conoscibili.
Paganelli pungola sulla domanda sui cachet: “Lui non è di primo pelo ed ha calcato i palchi di palasport e di feste dell’Unità. Se solo ora ha problemi con i cachet che gli sono stati pagati, è sempre in tempo per restituirli. I nostri bilanci sono certificati alla lira, pubblicati sul sito del Pd. Dove sono, invece, pubblicati i bilanci del Movimento Cinque Stelle?”
Grillo a questa accusa risponde:
“per quelli abbiamo da rendere conto a 7mila ‘finanzieri’, a 7mila controllori rigorosissimi che sono i nostri volontari: sono i primi a voler sapere come siano stati spesi i soldi per un evento che hanno contribuito a realizzare con il loro personale impegno e la loro fatica gratuita. Dunque, noi rendiamo conto delle spese prima ai volontari, poi ai cittadini “.
La polemica ( ovviamente ) continua e Benigni ironizza “Io sono Pinocchio… come faccio a seguire Grillo? (…) Una risata ci seppellirà!”
Alessia Aleo






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