L’Antitrust sanziona “SuperQuiz”.


 

 

Sotto il mirino dell’Antitrust uno spot pubblicitario: realizzato dall’azienda David2, “l’indiziato” invita a partecipare ad un superquiz con domande semplicissime, proponendo, in realtà, «in modo poco chiaro un abbonamento al costo di 24,20 euro al mese, per ricevere loghi e suonerie per telefoni cellulari». Il consumatore risponde a domande facili tramite un sms e attivava così l’abbonamento.

L’azienda incriminata aveva, già, ricevuto sanzioni per comportamenti analoghi (provvedimento n° 23675 del 30 luglio 2012, per pratica commerciale scorretta su internet, subendo una condanna di 100mila euro), ma ora ha solo cinque giorni di tempo per bloccare le campagne pubblicitarie lanciate su diverse emittenti televisive nazionali.

Parallelamente al provvedimento di sospensione, l’Antitrust “ha avviato un procedimento per verificare la possibile scorrettezza della pratica commerciale messa in atto dall’azienda”.

Secondo l’Autorità, “lo spot mandato in onda è in grado di indurre in errore il consumatore, convinto di partecipare al concorso a premi ‘SuperQuiz’, inviando la risposta giusta ad una domanda semplice con un sms. Con il messaggino, in realtà, il consumatore aderisce al servizio in abbonamento denominato ‘allyoucan’, per l’acquisto di prodotti digitali al costo di 24,20 euro mensili, da pagare con l’automatica decurtazione del credito telefonico del consumatore stesso”.

“Lo spot appare, inoltre – secondo l’Antitrust – ambiguo e lacunoso circa i potenziali premi, la tempistica dell’estrazione (differita al 2013), il monte premi (estremamente limitato), le effettive modalità di partecipazione (anche in relazione al meccanismo di risposta ad una serie di continue domande di difficoltà crescente)”.

La petizione era stata lanciata da Giovanna Cosenza, docente di filosofia e teoria dei linguaggi all’Università di Bologna, ed ha raccolto quasi 12.000 adesioni, in due settimane, con la finalità di denunciare, per l’appunto, la circostanza, ben evidente a tutti, che gli spot giocassero sull’ingenuità e la buona fede di alcuni telespettatori per farli abbonare ad un servizio non richiesto. “Sono contenta di vedere che le 12.000 firme raccolte su Change.org abbiano portato a questo risultato”, ha commentato la Cosenza: “Sappiamo tutti che le lobby pubblicitarie sono potenti, specie nei confronti dei media che si sostengono grazie alla pubblicità. E sappiamo tutti che è molto difficile contrastarle, ma se siamo in tanti a farci sentire allora l’attenzione sulla pubblicità ingannevole crescerà e in futuro sarà sempre più difficile mandare in onda spot del genere”.

Soddisfatto anche il Codacons, che aveva presentato per l’appunto un esposto all’Antitrust, in cui chiedeva di sospendere la diffusione dello stesso spot.

Nell’esposto, era stata anche avanzata la richiesta dell’emanazione di una “apposita dichiarazione rettificativa del messaggio diffuso su tutte le reti televisive Mediaset, in particolare su Italia 1 e Rete 4, dove la  pubblicità ingannevole è andata ripetutamente in onda, in modo da impedire che la stessa continui a produrre effetti”.

Ragionamento lineare se si dà seguito all’argomentazione svolta dall’associazione a proprio sostegno: se lo spot è andato in onda ripetutamente su reti televisivi nazionali, è su queste stesse reti che deve andare in onda la rettifica, con analoga frequenza e assillante ripetizione.

Molte persone, sottolinea il Codacons, hanno inviato la risposta al quiz credendo di poter vincere 500 euro e invece si sono ritrovate o si ritroveranno a pagare 24,20 euro al mese di abbonamento: soldi che “evidentemente vanno restituiti a tutti i concorrenti”.

Lo stesso Codacons annuncia, a tal fine, di essere già pronto per le azioni risarcitorie e a tutelare dei consumatori in sede legale.

Il nuovo intervento è solo l’ultimo tra quelli svolti dall’Antitrust sulle scorrettezze commerciali legate per l’appunto alla vendita di prodotti multimediali: dal 2006 ad oggi l’Autorità ha, infatti, adottato ben 26 provvedimenti sanzionatori, con multe per circa 9,6 milioni di euro nei confronti dei principali content service providers (oltre a David2, Zero9, Neomobile, Buongiorno, Zeng, Dada, Flycell, Netsize, Zed, One Italia), e degli operatori di telefonia mobile ritenuti, spesso, corresponsabili delle pratiche commerciali scorrette.

Angela Scalisi

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑