Nessuna “Hope” per l’artista del poster di Obama: condannato a risarcire l’Associated Press


 

 

Se Obama se la sta vedendo brutta in campagna elettorale, complici anche le discese in campo repubblicano di due celebri star hollywoodiane, vale a dire Chuck Norris e Clint Eastwood, non se la passa di certo meglio colui che, nel 2008, disegnò il celebre poster simbolo delle precedenti presidenziali.  Certo è che almeno lui, l’artista Shepard Fairey, conosce ormai la sua sorte. Il processo della causa civile che lo vedeva opposto all’Associated Press, l’agenzia proprietaria dello scatto su cui era stato creato il celebre manifesto (il ritratto stilizzato in bianco, rosso e blu, recante la scritta “Hope”), si è concluso con la sua condanna: un giudice di New York ha, infatti, stabilito, oltre alla sua colpevolezza per avere distrutto documenti e averne creati di falsi, anche il pagamento di 25mila dollari per spese legali.  L’artista di Los Angeles può, però, tirare un sospiro di sollievo: è riuscito a evitare il carcere; al suo posto dovrà restare per due anni in libertà vigilata e svolgere 300 ore di servizi sociali.

La controversia era sorta nel 2009, quando Fairey stesso aveva fatto causa alla Ap, tentando una mossa preventiva che gli concedesse una sentenza che avrebbe protetto il proprio lavoro da eventuali pretese di copyright da parte dell’agenzia di stampa americana. Peccato, però che, effettivamente, l’arista avesse creato il simbolo di quella campagna elettorale proprio basandosi sullo scatto di un fotografo dell’agenzia, risalente al 2006, quando Barack Obama era il senatore dell’Illinois. La Associated Press aveva, di conseguenza, avviato la causa per violazione dei diritti d’autore: Fairey falsificò le carte e distrusse diversi documenti, negando in un primo momento di essersi basato sulla foto incriminata. Al di là della sentenza per la causa civile, l’agenzia e l’artista erano già precedentemente giunti a un accordo per la disputa sul copyright: Fairey dovrà risarcire alla società 1,6 milioni di dollari.

 

Aurora Circià

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