La commissione Affari Costituzionali in Senato ha votato e adottato, in data 11.10.2012, il nuovo testo base di riforma del sistema elettorale; il cd. ddl Malan passato grazie al sostegno della Lega , dell’Udc ma anche di Fli, Cn e Mpa (16 voti favorevoli e 10 contrari).Si sono trovati in minoranza Pd e Idv.
Il ddl Malan prevede un sistema proporzionale corretto con premio alla coalizione del 12,5% dei seggi (76 alla Camera, 37 al Senato); soglia di sbarramento nazionale al 5% sia alla Camera sia al Senato con tre deroghe: 4% per le liste coalizzate; 7% per le liste che ottengono tale risultato in un insieme di circoscrizioni pari almeno a 1/5 della popolazione; per le minoranze linguistiche, come nella disciplina vigente. Il punto cruciale della riforma, che suscita tanto scalpore, l’inserimento delle preferenze.
Proprio su tale punto lo scontro si preannuncia aspro. Si ritiene, secondo indiscrezioni parlamentari, che le stesse “preferenze” non riusciranno a superare lo scoglio dell’aula della Camera dove molti deputati pidiellini, e non solo, sono già pronti a votare contro.
Indice sintomatico di tale “frazionamento” e dello scontro inevitabile, le parole del capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, la quale riferendosi al caso Fiorito, afferma che: “La cronaca di queste settimane e di queste ore ci consegna una nuova questione morale, ci racconta che uno dei modi in cui la corruzione e la criminalità organizzata hanno permeato la politica è stato proprio il sistema delle preferenze su cui il no del Pd è un limite invalicabile”.
I democratici puntano, dunque, tutto sulla spaccatura interna al Pdl, sperando che le rotture si manifestino anche in Senato, il prossimo mercoledi, quando alle 18:00 scadrà, in Commissione Affari costituzionali, il termine per gli emendamenti.
Dopo la presentazione degli emendamenti, l’iter dovrebbe proseguire con una certa rapidità, considerando che lo stesso Schifani, esaltando il «passo avanti» fatto, si è impegnato a fare «di tutto perché entro fine mese il testo possa approdare in aula» al Senato, convinto che sia, finalmente, giunta la “svolta”.
Ovviamente non è “lotta” su tutto: su diverse questioni, infatti, si è già raggiunta un’intesa tra Pdl e Pd, come sul premio di maggioranza per la coalizione e sulla soglia di sbarramento al 5%.
L’unico punto caldo, per l’appunto, quello delle preferenze.
Il Pdl propone di votare per le elezioni politiche con un sistema proporzionale e voto di lista. Ciascuna lista dovrebbe essere formata da due elenchi: nel primo elenco (per l’attribuzione di 2/3 dei seggi assegnati alla circoscrizione) la scelta dei candidati dovrebbe avvenire mediante il voto di preferenza; nel secondo elenco (per l’attribuzione del restante terzo dei seggi assegnati alla circoscrizione) con il sistema della lista bloccata.
Il Pd sostiene, invece, che si dovrebbe andare a votare sulla base di collegi uninominali.
La “lotta” nasce dalla circostanza, non irrilevante, che il sistema proporzionale cosi come disegnato dal Pdl, e suppur corretto dal premio di maggioranza e dalla soglia di sbarramento, rischierebbe di non dare all’alleanza Pd-Sel, prima nei sondaggi, la maggioranza assoluta nel nuovo parlamento, aprendo così la strada ad un nuovo governo di Mario Monti.
Non ci rimane, dunque, che attendere le 18:00 di mercoledi 17 ottobre per la puntata “finale”.
Angela Scalisi






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