Premio Nobel per la Letteratura 2012: Mo Yan.


” Condannato a crudeli torture, denuncio alla corte di Re Yama il torto subìto.
Vittima dell’inganno, mi reincarno in un asino dalle zampe bianche come la neve.
Inizierò a narrare la mia storia dal primo gennaio dell’anno 1950. Fino a quel momento, nel regno delle tenebre avevo patito per più di due anni sofferenze di un’atrocità tale che, nel mondo dei vivi, sarebbe difficile persino immaginare. Ogni udienza era un’occasione per lamentarmi dell’ingiustizia subita.” (Le sei reincarnazioni di Ximen Nao)
Mo yan, “colui che non vuole parlare” pseudonimo di Guan Moye, è il Premio Nobel per la Letteratura 2012.
Intellettuale indipendente ma non aggressivo nei confronti del governo, riesce a far convergere nei suoi testi contenuti che vanno dalla contemporaneità alla storia, dall’enucleazione di eventi importanti e critiche dirette al sistema politico cinese.
Infatti nel suo ultimo testo “Rane” mette in evidenzia come la politica in Cina metta in discussione la possibilità di avere più figli. Infatti secondo la legge cinese ogni coppia può avere solo un figlio, legge in vigore ormai da oltre 30 anni, qualora una coppia volesse un’altro figlio, dovrebbe pagare una multa assai elevata che solo pochi possono permettere di riuscire a soddisfare. Per tanto il più delle volte l’unica possibilità data, la soluzione a questo problema è “l’aborto”.
Temi importanti, toccanti e attuali nel crocevia quotidiano della Repubblica Popolare Cinese.
L’autore ha ringraziato la propria città per averlo ispirato. Sembra inoltre che Mo al momento stia scrivendo un’altra storia ambientata sul posto dove e’ cresciuto e trascorre parte della sua vita. Una gratitudine che l’acclamato vincitore ha espresso anche in un’intervista alla CCTV. “Gaomi, in confronto a Pechino, è una piccola città, meno popolata e meno rumorosa, ma li’ mi posso nascondere nella mia stanzetta e scrivere al massimo della concentrazione. La mia città è strettamente legata alle mie opere” ha dichiarato ai media lo scrittore 57enne.
“L’arte e la cultura rurali hanno accompagnato la mia crescita. Gli elementi culturale con cui sono venuto a contatto durante la mia infanzia mi hanno fortemente influenzato. [?] Quando impugnavo la penna per scrivere, questi elementi della ruralità inevitabilmente entravano nei miei romanzi e influenzavano e plasmavano perfino lo stile artistico dei miei lavori”.
“Grazie per esser venuti fino a Gaomi. Questa dovrebbe essere la stagione del sorgo rosso, ma non esistono più colture del genere. Penso che nessuno di voi abbia mai visto la messe”.
Alessia Aleo

 

 

 

 

 

 

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