L’efficienza energetica un obbligo di legge. Dal 2013 riduzione dei consumi e stimolo all’economia.


 

Il Consiglio Europeo ha ufficialmente adottato la direttiva sul tema dell’efficienza energetica che da fine ottobre darà 18 mesi di tempo ai membri dell’UE per la ratifica. Ogni nazione sarà vincolata ai principi fondamentali che stabiliscono la riduzione dei consumi energetici. Relatore della direttiva al parlamento europeo e portavoce di questa rivoluzione, Claude Turmes, si è soffermato sul dato rilevante riguardante le importazioni energetiche; quest’ultime costituite dall’acquisto di petrolio e gas naturale in primis, formano la voce principale del trasferimento di ricchezza fuori dai confini del vecchio continente. Mentre nel 1999 questa spesa si arrestava sugli 84 miliardi di euro, nel 2011 la cifra è lievitata fino a superare i 488 miliardi di euro. In termini di prodotto interno lordo questa cifra rappresenta il 3,9% del Pil europeo. Le misure comuni che dovranno essere obbligatoriamente adottate hanno il compito di permettere ad ogni singolo stato di rientrare, in relazione alla propria “situazione” energetica, all’interno della famosissima soglia del 20-20-20. Come spesso accade non mancano i contrari, infatti, Finlandia, Spagna e Portogallo, preoccupati per le cifre da impiegare in questa rivoluzione hanno deciso di astenersi o votare in modo contrario. Indubbiamente i costi preventivati, che sfiorano i 40 o 50 miliardi di euro, in media, per ogni membro dell’Unione, creano una certa preoccupazione ma i vantaggi possono essere molteplici.

Prima tappa sarà ad aprile 2013 quando dovranno essere presentati i piani nazionali ai quali seguirà la valutazione da parte di una commissione creata appositamente. Nel malaugurato caso in cui gli esaminatori ritenessero inadeguate o insufficienti le misure poste in essere nel piano d’azione, questa, avrà il compito di aggiungere altre azioni vincolanti per il raggiungimento dell’obiettivo. Compito degli enti pubblici sarà anche assicurare che da gennaio 2014 si abbia la riqualificazione del 3% della superficie totale degli edifici riscaldati e/o raffreddati posseduti dal governo centrale (con metratura totale superiore a 500 metri quadri, da luglio 2015 questa regola riguarderà anche gli edifici superiodi a 250 metri quadri). Lo stato potrà anche decidere se considerare nel calcolo anche le altre superfici immobiliari di tutte le amministrazioni pubbliche.

Anche sul fronte acquisti qualcosa dovrà cambiare, infatti nel caso in cui un nuovo immobile entri a far parte del patrimonio pubblico, questo dovrà assicurare una elevata efficienza energetica. Stesso percorso dovrà essere seguito per i nuovi servizi e per qualsiasi altro nuovo prodotto, in modo da incentivare tutti gli enti pubblici, anche all’interno di contesti quali, ad esempio, i bandi di gara per appalti riguardanti il consumo o la produzione di energia, a stipulare contratti che consentano un recupero ed un risparmio energetico non indifferente. Per tale motivo è nato il green public procurement, istituto che, attraverso un continuo confronto con gli enti pubblici, si occuperà di Audit e propensione ai criteri di eco-sostenibilità, impatto ambientale ecc …

Altro nodo fondamentale è la richiesta pervenuta alle grandi compagnie energetiche di ridurre le vendite ad imprese e famiglie dell’1,5 % ogni anno, con la possibilità, per ogni stato membro, di utilizzare forme quali la rateizzazione e misure fiscali ben precise.

Rivoluzione significa anche Ecodesign ovvero definizione di consumi e di commercializzazioni standardizzati, con l’uso delle etichette energetiche, che dovranno comparire su molti più elettrodomestici comunemente utilizzati nelle nostre case. Non più solo sui televisori, condizionatori, frigoriferi lavatrici e lavastoviglie, dunque, ma anche su boiler, trasformatori macchine del caffè ecc… Si punta così a ridurre di un terzo i consumi elettrici continentali.

L’occasione è, una volta ancora, quella di primeggiare come produttori e consumatori, nonchè come Paese. Rimboccarsi le maniche è obbligatorio in considerazione del fatto che tutto ciò potrebbe portare ad una spinta non solo economica ma culturale. Creare nuovi standard e nuovi prodotti incentiva la ricerca e dona crescita all’industria, ed almeno in questo, malgrado crisi di ogni genere, noi Italiani siamo dei maestri.

 

Paolo Licciardello 

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