L’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la frequenza dei terremoti che hanno storicamente interessato il suo territorio e per l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto, determinando un impatto sociale ed economico rilevante.
Ad oggi è ancora ben nitido il “ricordo” del terremoto in Abruzzo e in Emilia Romagna. Ma i ricordi non vogliono riposare, poiché ieri 27 Ottobre la Calabria è stata colpita da un forte sciame sismico.
Numerose le facili “previsioni” che portano solo allarmismo fine a sé stesso, basti pensare al tormentone che fino a qualche mese fa invadeva i social network “A breve, tra la Calabria e la Sicilia, potrebbe verificarsi un sisma distruttivo, di magnitudo 7,5″, detto da Alessandro Martelli, presidente del centro ricerche Enea di Bologna, ovvero l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Un’autorità scientifica insomma. Martelli specifica: “Un terremoto catastrofico, molto più forte di quello dell’Emilia di questi giorni o dell’Aquila, potrebbe colpire e distruggere il Sud Italia, nei prossimi mesi o entro due anni”.
Semplice coincidenza o oculata ricerca? Il dubbio rimane.
E fra dubbi e profezie la Calabria ha tremato: «I danni ai beni culturali calabresi sono ingenti e potrebbero ammontare, a una prima stima, a diversi milioni di euro. Sono state colpite soprattutto alcune chiese». E’ quanto ha dichiarato l’assessore regionale della Calabria alla Cultura Mario Caligiuri in relazione al terremoto che ieri notte ha colpito la Calabria. Sui beni culturali e’ stata costituita un’apposita unità di crisi, coordinata dal Direttore dei Beni Culturali della Calabria Francesco Prosperetti.
«Da ieri mattina – ha sottolineato – gli Uffici dell’Assessorato Regionale alla Cultura sono in stretto contatto con la Protezione Civile Regionale, la Sovrintendenza Regionale dei Beni Culturali e il Nucleo Regionale per la Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Inoltre abbiamo contattato i sindaci dei comuni interessati al sisma».
Al momento, i danni maggiori sui beni culturali sembrano essere quelli registrati a Mormanno, nelle chiese di Santa Maria del Colle, dell’Annunziata, di Santa Apollonia e di Santa Maria del Soccorso, cosi’ come a Laino Borgo presso la Chiesa dello Spirito Santo e a Laino Castello nella Chiesa di San Teodoro.
La dichiarazioni del capo della Protezione civile Franco Gabrielli arrivato in Calabria è stata. «Il sistema di protezione civile con cui è stata affrontata l’emergenza sismica nel Pollino anche in virtù di uno sciame che va avanti da due anni è stato improntato alla massima trasparenza. La dimostrazione di tutto ciò sta sul sito del Comune (di Mormanno, ndr) dove il sindaco ha pubblicato tutta la corrispondenza tra lui e la commissione Grandi rischi. La macchina organizzativa dei soccorsi ha funzionato alla perfezione. Al momento non ci sono le condizioni per la dichiarazione dello stato d’emergenza nazionale come previsto dalla legge 100». Ma lo stesso capo del dipartimento nazionale della protezione civile ha poi aggiunto: «Nessuno ci può dire se la scossa della scorsa notte abbia rappresentato l’apice dello sciame sismico in corso da tempo in questa zona, che è e resta sotto questo aspetto ad alto rischio». «L’allerta deve restare alta, molto alta – ha proseguito Gabrielli – questo lo devono sapere tutti quanti e io non posso dare nessuna rassicurazione in merito».
Alessia Aleo






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