Nelle ultime elezioni in Sicilia il vero vincitore è stato l’astensionismo, solo il 47,42% degli elettori siciliani si è infatti recato alle urne, un dato mai registrato nella storia dell’autonomia dell’isola, che mostra il crescente disinteresse dei cittadini alla politica.
Ma un dato ancor più rilevante emerso da questo turno elettorale è la quasi totale astensione tra i detenuti: su una popolazione carceraria di 7.050 solo 46 si sono recati alle urne per esprimere la loro preferenza.
L’astensione della mafia è un elemento inedito nelle elezioni siciliane: di solito nelle carceri i mafiosi facevano la fila davanti ai seggi, il loro voto veniva pilotato dai boss rimasti in libertà, e appoggiavano sempre il candidato che poi risultev vincente. Negli anni ’90, alle regionali di quel tempo la mafia controllava non meno di 500 mila voti (200 mila quelli gestiti solo a Catania dalle cosche) più del 10% dell’elettorato. Ma questa volta la mafia ha preferito disertare le urne, temendo forse di avvicinare candidati come il neo eletto governatore Rosario Crocetta, paladino della legalità e della lotta contro la mafia. Per il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, è evidente che “la mafia non ha investito in nessun candidato che ha vinto, ha preferito in questi momenti di stare alla finestra in attesa di vedere se riesce a stringere nuovi patti”.
Maria Chiara Coco






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