Il colosso svedese dell’arredamento Ikea da’ scandalo in Germania. Secondo un’inchiesta della televisione pubblica svedese mandata in onda qualche mese fa, infatti, il celebre marchio avrebbe sfruttato negli anni Sessanta manodopera composta da prigionieri politici tedeschi condannati ai lavori forzati nella Germania dell’Est e in Polonia.
Immediata è scattata un’indagine interna commissionata dalla stessa Ikea che si era detta all’oscuro dell’utilizzo di prigionieri politici nelle fabbriche dei suoi fornitori. L’indagine, effettuata dalla società di revisione Erns&Yong, ha permesso di mettere a confronto 80mila documenti e verbali della Stasi (la temibile organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania Est) con quelli presenti negli archivi privati di Ikea, quasi 20mila pagine, oltre alle quali sono state raccolte le testimonianze di più di novanta persone.
Al termine della revisione del materiale ispezionato Ikea è dovuta correre ai ripari e si è, infatti, scusata ufficialmente per il comportamento tenuto in quegli anni. Il colosso svedese, però, era solo una delle tante aziende che hanno beneficiato dei lavori forzati tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Le associazioni che riuniscono le vittime del comunismo dell’ex Germania orientale si sono dette soddisfatte dell’esito dell’inchiesta e si augurano che Ikea e le altre aziende risarciscano gli ex prigionieri politici per i danni fisici e psicologici subiti.
Aurora Circià







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