Sì al carcere per i giornalisti che diffamano? L’Aula di Palazzo Madama ha approvato con voto segreto (131 si, 94 no, 21 astenuti) l’emendamento della Lega al ddl Sallusti, che prevede il carcere fino a un anno (in alternativa a multe da 5mila a 50mila euro) per chi diffama a mezzo stampa con l’attribuzione di un fatto preciso e che vanifica proprio quello che era stato l’intento del ddl sopra citato: salvare il direttore de Il Giornale dalla condanna a 14 mesi di carcere per aver diffamato un giudice attribuendogli un fatto specifico falso e mai smentito, ovvero di aver obbligato una minorenne ad abortire.
Di fatto è, dunque, saltata l’intesa politica che aveva portato ad una condivisione del testo Berselli.
Il sottosegretario alla Giustizia, Antonino Gullo, ha riferito che sull’emendamento della Lega, il governo aveva in un primo momento chiesto il rinvio, poi, quando l’invito non era stato accolto, il parere era diventato contrario.
Duro il sindacato dei giornalisti: “La legge in discussione sulla modifica delle norme per i reati a mezzo stampa, a questo punto, non ha più alcun senso: è peggiorativa rispetto alla precedente ed è in totale contrasto con la giurisprudenza europea”.
La stessa C.E. non tarda a farsi sentire. Il commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, sta seguendo in prima persona l’iter legislativo del disegno di legge e, rispondendo alle domande dei cronisti, ha criticato fortemente la legislazione attuale del nostro Paese al riguardo. Ha, infatti, detto che mantenere il carcere per i giornalisti sarebbe “un grave passo indietro” per l’Italia e non solo, poiché si rischierebbe di inviare ”un messaggio negativo ad altri paesi europei in cui la liberta’ dei media e’ seriamente minacciata”.
Secondo questi standard, ha ricordato Muiznieks, i giornalisti ”non devono andare in carcere per le notizie date, e la diffamazione dovrebbe essere sanzionata solo attraverso misure proporzionate previste nel codice civile”.
Sul caso interviene anche il ministro della Giustizia, Paola Severino: “Il mio auspicio – spiega – è che possa riprendere il dibattito parlamentare che porti a un consolidamento della linea dell’esclusione del carcere e un miglioramento delle misure a garanzia da una parte del diritto-dovere di informare e dall’altra del diritto di riparazione, come la rettifica”.
Al Senato però i “lavori” sono stati rallentati. La Conferenza dei capigruppo del Senato prende, infatti, tempo: in attesa di capire se il ddl Diffamazione finirà su un binario morto oppure verrà definitivamente affossato nell’Aula del Senato (con gli altri tre voti segreti che restano da fare), l’esame del provvedimento è stato rinviato al prossimo martedi.
Angela Scalisi







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