DIFFAMAZIONE: NORMA SALVA-DIRETTORI BOCCIATA LA RICHIESTA DI SOSPENSIVA DEL PD


L’Aula del Senato ha bocciato la richiesta di sospensiva presentata dal Pd sul ddl Sallusti  e sul nuovo emendamento “salva – direttori”. A votare contro Pdl e Lega.

Secondo il nuovo emendamento “salva – direttori”, illustrato dal relatore Filippo Berselli, resterebbe il carcere solo per i giornalisti condannati per diffamazione. Per i direttori ci sarebbe solo la multa.

La capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, a nome del suo partito, aveva subito presentato la richiesta di sospensiva. “La legge sulla diffamazione – ha detto nel motivare la richiesta – è stata scritta da effimere maggioranze, spinte da pulsioni emotive assai poco attente all’equilibrio e al bilanciamento di interessi che dovrebbero invece ispirare un provvedimento di questo tipo”. “Infine – ha aggiunto – c’è un difetto politico: viene presentata come una norma cucita addosso ad un caso giudiziario  e questo era proprio il pericolo da scongiurare”.

A favore della sospensiva, a nome dell’Idv, Luigi Li Gotti, secondo il quale l’emendamento Berselli che esclude il carcere per il direttore produrebbe un “impatto sconvolgente sulla nostra Costituzione” in quanto “due concorrenti nello stesso reato vengono puniti con due pene diverse in ragione della loro qualità soggettiva”.

A favore anche l’Udc: “E’ evidente –aveva detto Gianpiero D’Alia- che la discussione non ci porta da nessuna parte. E non c’è nemmeno bisogno di sottolineare le responsabilità dell’accaduto, che sono evidenti”.

Bocciata la sospensiva, i senatori hanno respinto anche la proposta, sempre proveniente, dal Pd di un calendario alternativo che, quantomeno, anteponesse la discussione sulla delega fiscale, sulla legge elettorale e sul decreto Sviluppo, unitamente agli altri decreti in agenda, al ddl diffamazione, che tornerà invece subito in aula per essere concluso nella giornata di lunedì.

Secondo la Finocchiaro, presidente del gruppo del PD al Senato, tale scelta non è immotivata: “Alcune forze politiche vogliono impegnare tempo con i voti sul testo in materia di diffamazione. Solo un’evidenza: esso ha un destino segnato, quello di morire nel momento in cui approderà alla Camera, anche qualora qui venisse approvato. Con ogni probabilità le Camere verranno sciolte intorno alla prima settimana di gennaio abbiamo dunque poco più di un mese per portare a termine alcuni adempimenti: innanzitutto la legge elettorale e poi la sessione di bilancio, dunque la legge di stabilità, quindi la delega fiscale” .

Una scelta che nasconde, forse, l’intento di rallentare tutte le altre iniziativa parlamentati, dati gli interessi coinvolti.

” Di fronte a questi temi di preminente interesse nazionale – prosegue la Finocchiaro- stabilire che la priorità è questo mostro che stiamo partorendo è a mio avviso impossibile. Io propongo che il ddl sulla diffamazione venga discusso quantomeno dopo l’approvazione della delega fiscale, della legge elettorale, del decreto sviluppo e crescita e i dei decreti che abbiamo già in calendario”. 

Parole vere quelle di Schifani, pronunciate mentre raggiungeva palazzo Madama per una nuova capigruppo sul tema: “Sta diventando una telenovela”.

Angela Scalisi

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