Appena 70 anni ed il dramma sarà consumato, gli sconvolgimenti climatici a livello planetario puntano, questa volta, a colpire la varietà di caffè più pregiata ed amata dai consumatori. La Coffea arabica potrebbe essere definita come “l’oro marrone” essendo il prodotto più venduto al mondo dopo il petrolio. Rappresenta, congiuntamente a tutte le altre varietà, un fattore consistente dell’economia di molti paesi. Le entrate fiscali degli stati delle zone tropicali sono fortemente a rischio e le centinaia di miliardi di tazzine che vengono consumate ogni anno potrebbero ritrovarsi completamente vuote. L’arabica rappresenta, dunque, il 70% della produzione mondiale di pianta del caffè; le sue origini sono radicate in Etiopia, la culla del caffè, dove ne è iniziata la coltivazione e da dove si è diffusa, nell’arco dei decenni, in tutte le zone tropicali. La particolarità più rimarchevole di questa specie è la presenza, in termini genetici, di 44 cromosomi, il doppio rispetto alla Canephora (altra specie di pianta del caffè molto apprezzata per l’aroma robusto). Scienziati etiopi in stretta collaborazione con quelli del Royal Botanic Gardens rendono noto che a causa dell’aumento delle temperature globali del pianeta, misurate negli ultimi 100 anni, la produttività della varietà arabica è in pericolo di sopravvivenza. La temperatura ottimale per la coltivazione e lo sviluppo della pianta si aggira sui 18-21 gradi, se si supera tale valore il frutto matura troppo velocemente generando una sostanziale diminuzione di qualità. Ecco perché l’aumento medio di 0,74 gradi durante il secolo scorso preoccupa così tanto gli scienziati; in più il persistere, durante l’anno, di temperature intorno ai 30 gradi causa il deterioramento della piante delineato da crescita anomala, tumori allo stelo ed ingiallimento repentino della foglia. D’altro canto le regioni con temperature medie tra i 17-18 gradi non sono del tutto adatte alla coltivazione dell’arabica perché più propense ad essere luoghi di gelate che inducono ad un forte calo della produzione.
I modelli computerizzati preparati dai ricercatori tentano di prevedere una distribuzione di massima dell’arabica in Etiopia, dove, tra l’altro, si ha anche una maggior diversità a livello genetico di questa specie rispetto a quella che si riscontra nelle piantagioni coltivate. Nel paese africano i parametri naturali hanno una importanza superiore e, se associati alle azioni dell’essere umano, delineano uno scenario preoccupante per il quinto esportatore di caffè mondiale: in 70 anni la produzione potrebbe subire una riduzione senza precedenti che potrebbe avviare un processo irreversibile di estinzione della varietà.
L’anno 2080 non è poi così lontano da questi studi e dal comportamento dell’uomo nei prossimi decenni dipenderà l’esistenza di piante, di popolazioni e di interi stati. Se si ha avuto l’occasione di sedersi al caffè Gucci all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano si sarà osservato come è possibile scegliere tra diverse varietà di caffè provenienti dai paesi più lontani, tra questi è presente anche l’arabica dell’Etipopia. Ovviamente, anche in innumerevoli altri bar, caffè e ristoranti più alla mano è facile godere di un caldo momento di pura felicità. Se non vogliamo perdere altri frammenti importanti del nostro vivere sereni, del nostro pianeta e di noi stessi è categorico agire in tempo.
Paolo Licciardello







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