Che la crisi stia mutando gli usi e i costumi sociali è un dato di fatto che trova conferma nel rapporto 2012 del Censis presentato ieri a Roma. I dati divulgati evidenziano una vera e propria fuga dei giovani dal mondo universitario, a riprova del fatto che oggi, per garantire un buon posto di lavoro, la laurea non abbia più il peso specifico di un tempo. Le immatricolazioni all’università sono diminuite del 6,3% e i dati provvisori relativi al 2011-2012 registrano un’ulteriore contrazione del 3%, lasciando intendere come la crisi abbia ormai svuotato la laurea del suo ruolo di valido scudo contro la disoccupazione giovanile e di garante di migliori condizioni di occupabilità e rimuneratività rispetto ai diplomati. Tra il 2007 e il 2010, si legge inoltre nel dossier, sono diminuiti anche i corsi di laurea di tipo umanistico-sociale, mentre i percorsi a valenza tecnico-scientifica hanno segnato un +2,7%. I giovani che si sono trasferiti all’estero per completare la loro formazione superiore sono aumentati del 42,6% nel periodo compreso tra il 2007 e il 2010.
Per quanto riguarda i consumi, il dossier segnala che l’85% delle famiglie italiane ha eliminato sprechi ed eccessi, mentre il 73% insegue offerte e acquista alimenti poco costosi. La crisi sta imponendo significativi sacrifici alle famiglie che si vedono costrette, come ultima difesa di fronte al persistere della recessione, a vendere i gioielli di famiglia: 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o altri oggetti preziosi negli ultimi due anni, e 300.000 famiglie hanno dovuto rinunciare a mobili e opere d’arte.
Infine, emerge dal rapporto Censis quanto la crisi economica stia usurando il ceto medio. I redditi non hanno subito significative variazione negli ultimi 20 anni. Addirittura, dal 2007, il reddito pro-capite delle famiglie è disceso a livelli simili a quelli del 1993.
Aurora Circià






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