È la moda del momento, si vince a parole e sfidando avversari di ogni genere.
Tutti pazzi per Ruzzle, il nuovo social game che impazza tra utenti di qualunque telefono o tablet; si basa su un concetto già comune a molti altri giochi di word-scrambling: una griglia di sedici lettere su cui si cerca di scovare entro due minuti il maggior numero possibile di parole. Ogni parola da’ un certo numero di punti e, al termine dei due minuti di tempo, è Ruzzle a stabilire il vincitore. La parte social e’ costituita sicuramente dalla possibilità di condividere i risultati, ma anche le vittorie le sconfitte, su Facebook. Da settimane, in Italia, è il gioco più scaricato e soprattutto, qui sta la chiave del suo successo, il più commentato sui social network.
L’idea è della Mag Interactive, società svedese che sviluppa applicazioni. Una volta aperta l’applicazione ed entrati in pista, il passo successivo è invitare qualcuno alla sfida. La scelta è ampia: contatti di Facebook, follower di Twitter, amici di Ruzzle o, il più intrigante di tutti, l’avversario a caso. Tutto è ammesso tranne i nomi propri. Su YouTube pullulano i video tutorial su come vincere, così come siti e forum.
Ma attenzione, Ruzzle può essere un utile momento per staccare e ricaricarsi, oppure trasformarsi in una mania: il giocatore compulsivo rischia infatti di dissociarsi dalla realtà anche per delle ore. A mettere in guarda gli appassionati di Ruzzle dal rischio di abuso è Federico Tonioni, direttore del Centro per le psicopatologie da web del Policlinico Gemelli di Roma. <<Se lo smartphone chiama per una partita, ecco che per qualcuno resistere diventa molto difficile. Ci sono già casi di giocatori che, quasi senza accorgersene, hanno fatto le ore piccole alle prese con la scacchiera di quattro lettere per quattro, ritrovandosi poi il giorno dopo intontiti dalla stanchezza in ufficio>>.
Si può usare Ruzzle <<in modo creativo, o dissociativo. E la discriminante è il tempo: concedersi maratone al telefonino, perdendo di vista la lancetta dell’orologio e ritrovarsi poi a saltare il pasto o dormire solo poche ore, tanto stanchi da andare in ufficio intontiti – avverte Tonioni – non è funzionale alla realtà, e si trasforma in un handicap>>. «Divertirsi per qualche minuto, spezzando la giornata e “rinverdendo” le nostre conoscenze linguistiche, ci aiuta invece a ricaricarci e ci permette poi di essere anche più creativi. Un po’ come le pause quando si fanno le maratone di studio per gli esami: fare tutta una tirata – assicura – non si rivela mai utile>>. A questo proposito il sito Panorama rivela i dieci sintomi di dipendenza da Ruzzle:
1. OGNI OCCASIONE È BUONA PER FARE UNA PARTITA
2. VEDI PAROLE OVUNQUE
3. I TUOI MIGLIORI AMICI? SONO QUELLI DI RUZZLE
4. SEI DIVENTATO IL MAGO DEGLI ANAGRAMMI
5. CERCHI MONOSILLABI IMPROBABILI
6. HAI IL DONO DELL’UBIQUITA’
7. DAI PLURALI MAI ESISTITI…
8. …AI FALSI ACCRESCITIVI (E VEZZEGGIATIVI)
9. PAROLONI? NO, PAROLACCE
10. MAI DARSI PER VINTO (E RI-VINTO)
E per chi più ne ha più ne metta… non preoccuparti, sei entrato anche tu nel tunnel di Ruzzle!
Giuliana Ventura.








Lascia un commento