Dopo un travaglio durato appena venticinque ore nasce il primo bilancio pluriennale della storia dell’Europa al ribasso. L’Ue ha deciso che nel settennato 2014-2020 spenderà al massimo 960 miliardi, l’1% del reddito nazionale lordo.
«Non sarà perfetto – ha concesso il presidente dello stesso Consiglio, Herman Van Rompuy -, però c’è molto per tutti».
Un po’ negativo il lussemburghese Juncker, il quale dichiara, al contario, che «E’ un risultato zoppo, abbiamo appena salvato la faccia».
Non poteva finire altrimenti, però, viste le premesse. Al primo tentativo di novembre i britannici avevano, infatti, chiesto un taglio dei tetti di spesa ed erano nati forti disaccordi, tanto da costringere Van Rompuy ad optare per una pausa. Da allora lo stesso ha cercato di intavolare un compromesso, il quale doveva essere presentato ai 27 leader entro le tre dello scorso giovedì, ma che invece non si è visto sino alle sei mezza di venerdi mattina. L’accordo è, per l’appunto, stato raggiunto su una seconda bozza di compromesso rivista dal presidente dopo una nuova pausa tecnica in mattinata. Secondo fonti diplomatiche, però, la nuova bozza contiene solo qualche variazione nella ripartizione dei fondi, per venire incontro alle richieste dei Paesi “scontenti”, Repubblica Ceca in testa.
Tra le novità di questo bilancio europeo, il primo quadro finanziario pluriennale in ribasso della storia comunitaria, emergono i “Tagli”: vi è l’accordo di ridurre i 994 miliardi del 2007-13 a 960. La cifra comprende 450 miliardi per la crescita: alleggeriti gli investimenti sulle reti transfrontaliere, sparite le Tlc. Tolti soldi anche all’agricoltura, alla coesione, alla funzione pubblica europea. Sei miliardi sono stati, però, destinati a un fondo per i giovani disoccupati. I paesi contributori netti al bilancio, con l’esclusione di Italia e Francia, hanno avuto confermato uno sconto sui pagamenti.
«In parte c’è una contraddizione fra ambizioni e numeri», ha ammesso il premier Mario Monti.
“Ci sono stati ridimensionamenti, ma il risultato è soddisfacente per quel che riguarda l’ammontare complessivo del bilancio dell’Unione Europea. Si tratta di un accordo politico, ora si passerà alla fase del dibattimento”, ha continuato Monti, confermando poi che “L’Italia nel complesso ottiene una assegnazione di fondi aggiuntivi di 3,5 miliardi di euro sui 7 anni, rispetto alla prima proposta di Van Rompuy di novembre”. Va considerato anche il minor onere dell’Italia per quanto riguarda gli sconti di 600 milioni. Per l’Italia, “che si è battuta più di tutti negoziando duramente”, l’accordo sul bilancio si è concluso con un “miglioramento molto significativo se lo si confronta con il saldo di altri Stati membri”.
Dopo l’accordo le borse europee hanno chiuso tutte in rialzo.
Sul bilancio in bozza pesa, però, il giudizio negativo del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz: “Non posso immaginare che il Parlamento approvi un bilancio che crea deficit, perchè cioè è illegale”, ha detto con riferimento alla differenza di 51,6 miliardi di euro previsti nella bozza di Vanm Rompuy tra stanziamenti ed effettiva liquidità.
C’è poi da dire che l’accordo, e non è cosa da poco considerando l’attuale momento di crisi, prevede forti tagli che colpiscono maggiormente proprio aree nevralgiche per la crescita economica.
I capitoli di spesa “tradizionali” vengono tutti preservati, mentre i tagli si concentrano proprio sulla spesa comune che non tocca “buste nazionali” e quindi interessi particolari.
Sembrano esserci tutti gli ingredienti per una lotta aspra sul nuovo accordo.
Angela Scalisi







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