La corte Suprema degli Stati Uniti ha preso finalmente una decisione stendendo una sentenza storica relativa all’azienda Myriad Genetics. L’esame messo a punto dalla società americana permette di scovare mutazioni dei due geni Brca1 e Brca2 che innalzano la probabilità di ammalarsi di cancro del seno e delle ovaie. Malgrado anche la star del cinema Angelina Jolie si fosse sottoposta alla stessa analisi del proprio genoma, la questione “brevettare il Dna” non aveva, ad oggi, raggiunto una degna conclusione. Dal canto suo l’ufficio brevetti dell’Europa si era già schierato contro la richiesta della Myriad di porre sotto tutela il loro test; di contro negli Usa il brevetto era valido.
Il verdetto della Corte Suprema sancisce con precisione i principi da seguire in questo tortuoso campo della scienza. Nove giudici hanno votato unitamente la sentenza ma qualche dubbio resiste ancora. Sarà vietato brevettare i geni estratti da un qualsiasi corpo umano ma sarà lecito farlo per i geni “sintetici” ovvero in quelli in cui sono state apportate modifiche in laboratorio. Anche Wall Street ha reagito alla notizia osservando le azioni della Myriad aumentare dell’8%. Rileviamo anche che i brevetti riguardanti i geni Brca1 e 2 sarebbero scaduti nel 2015. La sentenza sembra a questo punto un compromesso che non ha scontentato del tutto l’azienda di Salt Lake City e ha alleviato i bollenti spiriti delle associazioni di pazienti e di medici. Il costo del test, venduto a circa 3.000 euro, è destinato ad abbassarsi ed altre aziende potranno navigare in questo mercato che tenderà sicuramente ad allargarsi (un milione di donne si sono sottoposte all’esame in questione fino ad ora).
40.000 erano i brevetti riguardanti “invenzioni”, se così si possono definire, relative al Dna rilasciati dall’ufficio brevetti statunitense che la sentenza ha messo in pericolo. Le aziende di biotecnologie erano in subbuglio per la paura di perdere miliardi di dollari con la scomparsa della protezione sulle loro scoperte genetiche. La Corte Suprema ad aprile aveva già fatto intendere che si sanciva il principio secondo cui i prodotti della natura non possono essere brevettati, implicitamente ammettendo che l’ufficio preposto dovesse darsi una calmata; la frase della giudice Elena Kagan secondo la quale l’ufficio brevetti aveva “il grilletto troppo facile” ne è una conferma.
18 pagine di sentenza redatte dal magistrato Clarence Thomas per affermare qualcosa che sembra, a rigor di logica, un principio ovvio.
Paolo Licciardello







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