Quello delle luci che “precedono”, anche di alcuni mesi, l’arrivo di uno sciame sismico non è un fenomeno nuovo. Gli esperti da tempo raccolgono dati relativi ai colorati lampi di luce che spesso si rilevano anche dopo il terremoto; all’Aquila, per riportare un triste esempio, le luci sono apparse ben nove mesi prima del grande rilascio di energia avvenuto durante la scossa principale e persino poche ore prima.
Scientificamente non era stata data una spiegazione precisa. La risposta in questi giorni proviene dallo studio pubblicato sulla rivista specializzata Seismological Reserch Letters e redatto dai ricercatori canadesi con a capo il geologo Robert Thériault. Leggendo si evince immediatamente che le Eql (EarthQuake Light) sono direttamente collegate all’accumulo di energia incastonato tra le faglie terrestri, piccole o grandi che siano. In pratica vengono definite come delle correnti elettriche capaci di sgusciare attraverso le spaccature, che pian piano vengono a formarsi, per poi ionizzarsi a contatto con l’aria.
Malgrado siano state avvistate in Perù, in Cina ed in tante altre parti del mondo anche di recente, le Eql furono immortalate per la prima volta nel 1965 a Nagano (Giappone). Da quel momento non vennero più considerate mito bensì fenomeno da comprendere. I casi presi in esame dai ricercatori riguardano lampi di luce avvistati in concomitanza di onde sismiche intense (5.0 della scala Richter). Come precedentemente scritto le luci possono apparire con diversi colori e forme. Il più delle volte prendono la forma sferica e fluttuante per una durata che va da alcuni secondi sino a decine di minuti.
Seppur lontani dal prevedere i terremoti gli scienziati dicono di essere in grado di anticipare in quale regione possa verificarsi un grande sisma distruttivo anche grazie a questa scoperta. Thériault ha detto: “Possiamo considerarle come un fenomeno pre-terremoto e combinando questi dati con altri tipi di parametri che variano poco prima di un sisma, potremo un giorno tentare di prevedere questi eventi che sono così catastrofici per l’uomo”.
Paolo Licciardello







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