C’è una cittadina in Spagna dove non esiste la disoccupazione. Non si tratta di una società utopica come quella descritta da Tommaso Campanella ne “La città del sole”, ma è la sorprendente realtà di Marinaleda, piccolo borgo agricolo nel cuore dell’Andalusia.
Abitata da poco più di 2700 persone, grazie alle politiche agricole messe in atto dallo storico sindaco Juan Manuel Sánchez Gordillo, che nei primi anni ’80 riuscì a restituire ai contadini senza terra i latifondi appartenenti ai grandi proprietari terrieri ed ispirandosi ai principi di cooperazione e no di competitività, oggi a Marinaleda la disoccupazione non esiste.
Il 70% della popolazione residente ha un reddito sufficiente prodotto dal lavoro nei campi e dall’industria della trasformazione. Il resto della popolazione lavora in piccoli esercizi commerciali e ovviamente qualche impiego pubblico in scuole e uffici.
A Marinaleda si producono, conservano ed esportano peperoni, carciofi, legumi, olio d’oliva; il salario è lo stesso per tutti, qualunque sia la mansione: 47 euro al giorno per sei giorni la settimana.
Grazie a questo sistema di welfare messo su negli anni, ai cittadini è permesso costruirsi una casa di 90 metri quadri con un anticipo di 15 euro; i servizi alla cittadinanza hanno un costo simbolico: la mensa scolastica costa 12 euro al mese, la piscina 3 euro per tutta l’estate e la cura degli spazi comuni compete a tutti i cittadini.
Nel periodo di crisi peggiore che l’Europa abbia conosciuto nel dopoguerra, Marinaleda rappresenta un modello da imitare e ci dimostra che le utopie possono diventare realtà.
Maria Chiara Coco






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