La corte di Strasburgo si pronuncia sul metodo stamina


Stamina

La Corte europea dei diritti dell’uomo, con decisione del 6 maggio (Durisotto contro Italia, ricorso n. 62804/13), ha stabilito che la decisione del Tribunale di Udine di rifiutare l’accesso al metodo Stamina a una donna friuliana, affetta sin dall’adolescenza da una malattia degenerativa del cervello, non ha leso i suoi diritti.Il ricorso preso in esame dalla Corte, è stato presentato da un padre italiano, per il quale il rifiuto del Tribunale di Udine di far accedere la figlia al metodo stamina sarebbe stato lesivo del diritto alla vita e del diritto al rispetto della vita privata, nonché discriminatorio in quanto in altri casi simili a quello della figlia, i tribunali hanno al contrario autorizzato l’uso di questa terapia.

I giudici della Corte europea hanno rigettato il ricorso, ritenendo che il tribunale di Udine abbia dato “ragioni sufficienti” nel motivare il diniego e che la decisione non sia stata, quindi, “arbitraria”. Il rifiuto, si legge nella sentenza di Strasburgo, è stato imposto sulla base del decreto legge n.24 del marzo 2013, il quale regolando l’accesso al metodo stamina, stabilisce per l’appunto che al metodo possono avere accesso solo i pazienti che hanno iniziato la cura prima dell’entrata in vigore della nuova legge. La Corte, inoltre, prende spunto dalla vicenda, per affermare quasi a mo’ di principio che  “a oggi il valore terapeutico del metodo stamina non è stato provato scientificamente” e il citato decreto legge “persegue il giusto obiettivo di proteggere la salute dei cittadini”. Non rimane, quindi, che attendere l’evoluzione che seguirà questa decisione su una delle tematiche/problematiche/realtà più attuali dei nostri Tempi.

Angela Scalisi

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