Il sogno di di tante maestre e tanti maestri è insegnare in una scuola dove la didattica si basi sul pensiero di Maria Montessori e il suo ideale di educazione e libertà, su Dewey e il suo attivismo pedagogico, su Gardner e le sue intelligenze multiple. Una scuola che sia non solo una seconda “casa”, ma anche una seconda “famiglia” che dia ampio spazio alla relazione, all’apprendimento cooperativo, all’approccio del “problem solving”, all’intelligenza emotiva e alle nuove scoperte sul funzionamento del cervello come quella dei neuroni a specchio.
Una scuola a tempo pieno insomma dove lo zaino non serve.. con tavoli grandi che rappresentano isole per gruppi di alunni dove i bambini apprendono e studiano insieme, ma non per questo tralasciano il lavoro individuale; dove in classe tutti i materiali sono a portata di mano dei bambini e dove tutti gli arredamenti sono a loro misura. Un’aula dotata di strumenti sia tattili sia digitali, colorata e luminosa organizzata per aree dove la cattedra dell’insegnante si trasforma in tavolo di lavoro, dove ogni alunna e ogni alunno ha uno spazio personale in cui inserire i propri libri, quaderni e lavori da tenere in ordine, e utilizza il materiale di cancelleria in comune con i compagni e le compagne. Infine dove ci sia pure una sorta di “agorà”, uno spazio dedicato alla comunicazione, in cui si svolgono gli incontri di gruppo tra alunne, alunni, docenti curriculari e di sostegno.
Da qualche parte questo esiste…
Il primo nucleo di scuole “Senza Zaino” è nato in Toscana; oggi sono 75 e sono diffuse in tutto il territorio nazionale. Sono raggruppate in 35 istituti scolastici e coinvolgono circa 6700 alunni e circa 650 docenti. Si tratta di un movimento che, nato nel 2002, si è costituito in rete secondo la normativa prevista dal dpr. 275 del 1999. Senza Zaino (SZ) è realizzato nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.
Il modello Senza Zaino, in definitiva, vuole essere uno stimolo ad affrontare la situazione di difficoltà in cui versa la scuola italiana, dove si registra da tempo un certo declino della qualità del processo di insegnamento-apprendimento. Infatti l’attenzione nel nostro Paese da tempo si è spostata sul versante del cosa, ovvero sugli aspetti che possiamo chiamare della conoscenza nozionistica e enciclopedica, dimenticando l’importanza del “come”, ovvero la conoscenza procedurale, cioè una scuola che non si soffermi troppo sui risultati bensì sui percorsi. Affrontare con efficacia il come è oggi la vera sfida per il rinnovamento.
Senza zaino è un modello di scuola che si rinnova dal di dentro, con le sue sole forze, senza risorse straordinarie, senza grandi sostegni istituzionali, ma per la volontà e la convinta adesione di docenti, dirigenti, famiglie.

“Senza zaino” è la buona scuola, quella vera!
Cambiare si potrebbe se davvero si volesse!
Giusi Lo Bianco








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