
Sempre più giovani scelgono la strada della convivenza, alcuni non vogliono sentir parlare di matrimonio, altri invece la utilizzano come una sorta di “messa alla prova” per il rapporto.
Un’analisi americana, condotta dal Centro Nazionale di Statistica della Sanità, ha dimostrato che il matrimonio delle coppie che hanno convissuto prima del grande passo è durato il 6% in meno rispetto a chi non ha convissuto prima.
Le statistiche sulla durata dei matrimoni sono deprimenti: un matrimonio su cinque fallisce entro cinque anni; uno su tre dura meno di 10 anni. Sarà l’indipendenza, la perdita delle tradizioni, fatto è che sempre più giovani decidono di voler fare questo periodo di prova.
La crisi che viviamo in questi anni di sicuro non incentiva i giovani italiani a sposarsi, l’insicurezza nel lavoro, le tasse onerose e difficoltose da pagare. Cercando la “stabilità economica” sfortunatamente si rischia di perdere così tanto tempo che spesso uno dei due, solitamente la donna, decide di interrompere la relazione.
È più probabile ormai che ci si sposi dopo aver fatto un figlio che prima. Le esigenze cambiano ma l’organismo biologico no. Una donna già a 30 anni è abbastanza grande per avere un figlio, le ricerche dimostrano che già a quella età si perde il 70% della fertilità.
Lo stesso Papa non condanna la convivenza, meglio essere sicuri del proprio partner prima di affrontare il sacro vincolo del matrimonio.
Un altro studio, condotto dai ricercatori della Cornell University su 2700 persone, ha dimostrato che la convivenza rende felici tanto quanto il matrimonio. Chi si sposa sta meglio in salute ma chi convive è psicologicamente più in forma, perché? La convivenza consente di mantenere un livello di autonomia superiore, entrambi i partner possono proseguire nel proprio percorso di crescita personale e professionale conservando una certa flessibilità, dovuta ad un legame che non è visto “per sempre” ma “fin quando dura”.
Il matrimonio è un vincolo, è un legame, è l’idea tradizionale che abbiamo di Famiglia. È stato studiato che nel matrimonio i partner tendono ad assumere gli stereotipi classici di moglie e marito, lei che bada alla famiglia e al focolare domestico, lui che si dà da fare per portare avanti economicamente la famiglia. Sbagliato? È stato provato che questo stereotipo dei ruoli però fa durare di più il matrimonio.
Nella convivenza si tende più a mantenere la parità dei ruoli, attenzione che non diventi una sfida di prevalenza sull’altro. Donne in carriera e uomini a casa non è sempre positivo, va bene la parità dei sessi ma è vero anche che l’uomo per sua natura ha bisogno di sentirsi colui che si prende cura della famiglia, anche a livello economico. La voglia di realizzarsi ed il bisogno di guadagnare si sono fatti sempre più spazio nella mentalità femminile, giusto! Ma l’amore con cui una mamma può crescere i propri figli non è paragonabile all’affetto di una babysitter. Nella vita purtroppo bisogna rinunciare a qualcosa per non perdere qualcosa di più importante, senza smettere di inseguire i propri sogni.
Matrimonio o convivenza l’importante è che in entrambi ci sia l’Amore. Non badate ai litigi, piuttosto non perdete mai la voglia di confrontarvi e condividere la vostra vita e le vostre esperienze con il partner, perché è quando non si parla più che la coppia si divide.
Laura Ciancio






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