Vivere di paura: è quello che vogliamo?


Vivere di paura sembra ormai essere parte del decalogo quotidiano.

Qualsiasi TG, purtroppo, ci induce alla consapevolezza dei pericoli vigenti e ci porta ad osservare con diffidenza il nostro “vicino” e come direbbe il cabarettista statunitense Jerry Seinfeld “è sorprendente come il numero delle notizie che accadono nel mondo ogni giorno siano bastanti a riempire esattamente il giornale.”

Il capitolo terrorismo è il più quotato.

Si prova subito a dare una risposta conosciuta, forse più conveniente, fomentando la circospezione, come quella della “dinamica del terrore”. Ne è un esempio la strage di Las Vegas del 04/10 che ha portato a 58 morti e oltre 200 feriti. Tolte difatti le motivazioni religiose, che nonostante le rivendicazioni Isis non sembrano trovare conferma, è l’analisi delle condizioni economiche quella che si dimostrerà la chiave di lettura che potrebbe portare a capire il folle gesto Paddock. A differenza dell’attuatore del deplorevole atto nel Resort World Manila di giugno (38 morti),  azione rivendicata per ben due volte dall’ISIS ma smentita dalle autorità filippine, che aveva dilapidato un patrimonio ai tavoli di gioco e si era indebitato fino al fallimento, Stephen Paddock, invece, aveva accumulato un ingente patrimonio alle spalle. Dopo aver iniziato come revisore contabile, con impieghi fissi, si era lanciato nelle speculazioni immobiliari e nel gioco d’azzardo, accumulando svariate migliaia di dollari: secondo le stime, si parla di almeno due milioni, a cui vanno aggiunte le proprietà immobiliari. I problemi sui quale porre l’attenzione affiancando i due episodi potrebbero in realtà essere elencati e raggruppati, sommariamente, come detenzione di armi da fuoco, gioco d’azzardo, alterazione delle facoltà mentali e utilizzo improprio dei web media.

Nel tardo pomeriggio di oggi a Londra, nuovamente, un’auto ha investito diverse persone. Questa volta l’episodio è avvenuto sul marciapiede di fronte al Museo di Storia Naturale di Londra. Legittimamente prima di procedere alla canonica etichettatura “attentato terroristico da parte di un lupo solitario”, Scotland Yard sta analizzando il caso in maniera indipendente. Tuttavia sono stati chiusi parzialmente musei e stazioni della metropolitana, in via cautelare. In Italia invece alcune testate insinuano il dubbio prima della verifica.

Quando si diventa giornalisti il primo dogma è verificare le fonti ed aiutare il fruitore dell’informazione a recepire una versione corretta di essa. Oggi invece viviamo una traslitterazione continua per favorire il tornaconto delle condivisioni e della supponenza d’odio come prerogativa assoluta…è davvero questo ciò che vogliamo?

Alessia Aleo

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