A cura della dott.ssa Valeria Barbagallo
Il mondo del web rappresenta una minaccia continua per i giovani. Di seguito troverete la disamina dettagliata della dott.ssa Enza Bifera dei pericoli ricorrenti.
GIOCHI VIRTUALI E PERICOLI REALI: I GIOVANI ED I SOCIAL NETWORK
Della Dott.ssa Enza Bifera
L’impiego della tecnologia multimediale ha, certamente, modificato e ristrutturato la nostra quotidianità estendendosi, soprattutto negli ultimi anni, a molteplici e diversi tra loro, ambiti applicativi.
La multimedialità oggi, nella nostra dimensione sociale, ha assunto così rilevanza da determinare la necessità di analizzare le conseguenze del piano tecnologico sulla dimensione politica, economica ma anche e soprattutto, su quello culturale e degli stili di vita che ha favorito o rivoluzionato.
La tecnologia ha certamente esteso, velocizzato, e sotto diversi aspetti, migliorato la comunicazione e gli stili di vita, ma è necessario esaminare le conseguenze risentite nei diversi ambiti della nostra dimensione sociale, culturale ed individuale.
Le indagini Istat confermano come, negli ultimi anni, sia stato tracciato in continua crescita l’utilizzo di cellulari e di internet. E con significativa rilevanza da parte dei giovani.
La tecnologia è presente nella quotidianità di ogni individuo e si abbassa sempre più l’età dei minori che hanno accesso all’utilizzo dei mezzi di comunicazione di nuova generazione. L’utilizzo del cellulare, del tablet, della rete e dei social network, risulta un elemento indispensabile per ascoltare musica, fare e ricevere filmati e foto, registrare conversazioni, collegarsi ad internet e tessere comunicazioni e relazioni interpersonali.
“La rete”, è di utilizzo ordinario.
Negli ultimi anni, è cresciuto notevolmente l’accesso ad essa per svariati motivi, da quello per uso didattico e conoscitivo a quello ricreativo e relazionale grazie ad una infinità di giochi on line, chat, applicazione di messaggistica istantanea, social network.
Ma come la nuova tecnologia ha rivoluzionato la nostra quotidianità?
La multimedialità oggi, tra luci ed ombre, configuratasi come risorsa e limite, si propone a misura di “bambino” e “giovane adolescente”? Si propone a misura di “individuo”?
Non possiamo ignorare che su internet sia possibile imbattersi in contenuti sconvenienti, amorali, illegali.
E non possiamo sottovalutare il pericolo a cui sottoponiamo i nostri giovani adolescenti, lasciandoli navigare liberamente in rete in balia di eventuali adescatori che, approfittando di una chat, nascondono la loro reale identità facilitati nel loro intento dalla possibilità di schermarsi dietro ad un pc.
La rete è uno spazio di risorse ma in cui vi sono presenti pericoli ed è bene proteggersi e proteggere i più giovani, dall’aspetto nocivo di questo strumento, utilizzando prudenza e consapevolezza.
Nella nostra cultura oggi sono stati inseriti termini come “relazioni virtuali”, “internet dipendenze”, tanto da destare l’attenzione di esperti dell’ambito psicosociale.
Quando i nostri giovani possono fare uso della rete in modo sano e quando dobbiamo preoccuparcene? E quanto ne possono fare uso?
Diventa preoccupante quando la rete diviene un rifugio, quando gli individui prediligono un mondo virtuale in alternativa ad uno spazio relazionale sano e reale, sociale e famigliare.
La perdita del contatto con la realtà detiene per conseguenza l’identificazione di un sé costruito e riconosciuto all’interno di un mondo illusorio, virtuale, appunto, non reale.
L’individuo e soprattutto i più giovani, strutturano una percezione di se stessi legata ad una dimensione irreale che conduce all’interno di uno spazio psichico disfunzionale e fragile, incapace di gestire situazioni, relazioni ed emozioni fuori dallo stesso contesto virtuale. Molti adolescenti, nei casi più critici, rimangono, ad esempio, imbrigliati in identità avatar create dentro giochi di ruolo, perdendo il contatto con la realtà o sovrapponendola. Una realtà fittizia che, il più delle volte, si scontra con quella del mondo reale.
Molto grave è quando la realtà virtuale diviene l’unico luogo in grado di far vivere all’individuo gratificazioni, sentimento di appartenenza e di appagamento.
Alcuni comportamenti e certe dinamiche in rete, hanno suscitato interesse ed una preoccupazione tale da essere accolta dalla letteratura psicologica e psichiatrica, come ad esempio l’Internet Addiction Disorder (IAD) classificato come disagio di natura compulsava che nasce dall’identificazione della rete come fonte di inesauribile gratificazione. Il termine venne coniato dallo psichiatra americano Ivan Goldberg, negli anni novanta, e per le caratteristiche compulsive ed i correlati aspetti patologici viene accomunato, nella diagnosi e nel trattamento, ad altre forme di dipendenza diagnosticate dal DSM-IV -Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali”-
Dobbiamo preoccuparci quando i nostri adolescenti impiegano la maggior parte del loro tempo dedicandosi alla rete virtuale piuttosto che a quella reale. I giovani di oggi, utilizzano con molta spontaneità internet ma quando la rete si sostituisce agli impegni quotidiani e quando le relazioni virtuali si sostituiscono alle relazioni significative coi familiari, coi coetanei, ci troviamo di fronte ad una situazione di importante criticità.
Inoltre, esperire le relazioni all’interno di un contesto virtuale è molto differente dall’esperire relazioni all’interno del proprio ambito di vita reale.
Le relazioni virtuali, sono caratterizzate da una perdita di contatto con la realtà, dando spazio a processi di idealizzazione e soprattutto non permettendo ai giovani di guardarsi negli occhi, di sviluppare capacità empatica, di riconoscersi nell’altro, di sintonizzarsi con le emozioni profonde dell’altro ed esplorare le proprie. Pensiamo a tutta la parte della comunicazione non verbale, deputata alla socializzazione delle emozioni e di un linguaggio molto più profondo di quello verbale, che viene perduta in una comunicazione dietro lo schermo.
E’ indispensabile esperire delle relazioni caratterizzate dal riconoscimento delle emozioni dell’altro. Lo sviluppo della capacità empatica permette una relazione che traccia un limite di protezione tra noi e l’altro, caratterizzata dal rispetto per la sua identità, anche quando questa risulta differente dalla nostra.
Ed è molto importante che, già in giovanissima età, i nostri ragazzi apprendano e riconoscano l’altro come identità altra che non necessariamente risponderà alle proprie aspettative, ai proprii bisogni di gratificazione, alla necessità di restituzione. Questo deve insegnare ad accogliere la frustrazione a gestire un conflitto interiore e relazionale, sempre nel rispetto dell’altro quale identità. Deve condurre al rispetto del tempo dell’attesa. Attendere l’altro significa riconoscergli una identità che è altra dal nostro bisogno di risposta. Significa relazionarsi con l’altro nel suo essere. Riconoscerlo nel suo essere diverso che, non è scontato, corrisponderà alle nostre aspettative. Pensiamo, ad esempio, al fatto che molte aggressioni e relazioni violente sono tali perchè l’offender percepisce la vittima come soggetto subordinato alle proprie aspettative, come una entità-contenitore di risposte ai propri bisogni, cosicché, nel momento in cui l’altro si allontana da questa idea originaria, può essere messo da parte, non può più ritagliarsi come oggetto amato e, nei casi più estremi, persino eliminato in quanto identità di secondo ordine.
E’ indispensabile esperire relazioni sane ed apprendere la competenza di sintonizzarsi con le emozioni sapendole accogliere, ascoltare, leggere e canalizzare in modo appropriato.
Ma come possiamo sostenere i nostri figli, i nostri alunni, i nostri ragazzi, in questo processo di crescita utilizzando delle procedure che possano tenerli al sicuro dai pericoli su internet?
Prima di lasciare i propri figli liberi di navigare in rete, è bene prendere qualche accorgimento.
Innanzitutto, i giovani vanno istruiti sulle competenze mediatiche e vanno informati dei pericoli su internet in modo sano, senza procedere con un terrorismo psicologico ma certamente in modo serio.
Per i più giovani è possibile utilizzare programmi di protezione che delimitano l’accesso ad alcune aree della rete ed è possibile sorvegliare la cronologia degli accessi ai siti di utilizzo guidandoli nelle scelte.
Non è opportuno lasciare navigare il proprio figlio con un pc chiuso in una stanza lontano dal vostro sguardo attento, a maggior ragione, se per un lungo periodo.
E’ assolutamente indispensabile mantenere un dialogo aperto e di fiducia coi propri figli, costruendo relazioni significative, forti abbastanza per affrontare i pericoli della vita, in modo da farli sentire accolti quando sentono di essersi imbattuti in qualcosa che vivono con disagio e percepiscono come un pericolo.
E’ importante che sappiano che non bisogna mai fornire delle informazioni troppo personali nelle chat, nei social nè informare circa le proprie abitudini o socializzare l’indirizzo di casa, della scuola, della palestra.
I propri figli devono avere chiaro che non devono accettare incontri da sconosciuti e prima di recarsi ad un appuntamento con qualcuno conosciuto in chat o in un social, devono parlarne coi propri genitori, insegnati o con adulti di riferimento coi quali possiedono una relazione significativa e di fiducia.
Prudenza. Devono essere prudenti nel postare le proprie foto o quelle di alcuni compagni e capire che, dall’altra parte dello schermo, può esserci un adulto che si finge coetaneo o amico.
E’ indispensabile guidare i propri figli nella scelta dei social o di alcuni gruppi di appartenenza della rete e soprattutto nella scelta di foto e contenuti da condividere che possano ripercuotersi contro loro stessi.
I pericoli nella rete, esistono.
Sono molti e possono essere davvero dannosi per i propri figli, tuttavia non possiamo chiedere ai giovani di estraniarsi dalla loro quotidianità di appartenenza, piuttosto, dobbiamo guidarli, sostenerli e proteggerli.
Dovremmo chiederci se possiamo demonizzare internet ed i social o piuttosto riflettere sulla importante questione che conduce i nostri giovani a preferire la rete e le gratificazioni virtuali a quelle reali. Probabilmente, dobbiamo acquisire una consapevolezza per riflettere su una corresponsabilità sociale e pedagogica al fine di consolidare un intervento sulla realtà dei nostri giovani, proponendo modelli di riferimento all’altezza di garantire, ad ogni individuo, una dimensione di ascolto, integrazione ed accoglienza in alternativa ad una realtà frustrante e di alienazione tale da rendere fragile l’identità delle nuove generazioni che, per conseguenza, ricercheranno esperienze gratificanti o la soddisfazione del bisogno di essere ascoltati, riconosciuti, o di appartenenza, approdando nella realtà virtuale.
Dott.ssa Vincenza Bifera
Pedagogista specializzata in disturbi dell’apprendimento e del comportamento.
Mediatore e Consulente Familiare.
Esperta in tematiche di violenza, abusi e malessere giovanile.
Esperta in vittimologia e criminal profiling








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