DENIGRARE L’ALTRO GENITORE AGLI OCCHI DEI FIGLI! LA “SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE”.
Nella fase acuta del conflitto di coppia, in ambito familiare, non ci si rende conto del male e dei traumi che si possono arrecare ai figli. Un fenomeno molto diffuso, che ha preso forma di una vera e propria patologia relazionale, è quello della Sindrome di Alienazione Parentale.
Di cosa si tratta?
I soggetti coinvolti sono i genitori ed i figli. Questi ultimi diventano il teatro delle frustrazioni e della rabbia dei genitori. Nella fattispecie, si tratta di una vera e propria campagna di denigrazione che il genitore affidatario (alienante) attua nei confronti del genitore non affidatario (alienato) , al fine di ridicolizzarlo o addossargli colpe e negligenze. I figli diventano oggetto di contesa.
Quello che i figli subiscono è un vero e proprio “brainwashed”, ossia il lavaggio del cervello.
La Sindrome di Alienazione Parentale ( PAS) così definita dallo psicologo forense Richard Gardner, a cui si deve la paternità, nel recente decennio 1980/1990, è stata oggetto di interesse anche della sezione di diritto di famiglia dell’Ordine degli Avvocati degli Stati Uniti.
In effetti, le conseguenze sono notevoli, se pensiamo che i figli riflettono sul genitore con cui non vivono, le suggestioni negative indottrinate dal genitore affidatario.
Le strategie istigatorie possono essere di due tipi : dirette ed indirette.
Entrambe sortiscono lo stesso effetto, ma a volte,soprattutto quelle indirette, non sono immediatamente riconoscibili.
Quelle dirette, si possono ravvisare dal comportamento del figlio e dai suoi ragionamenti che spesso ricalcano quello del genitore che lo ha manipolato. Addirittura taluni genitori, usano la strategia del sistema premiante per guadagnarsi l’opinione del figlio (promesse, paghetta, regali). A titolo esemplificativo alcune delle frasi che spesso si sentono sono quelle del tipo : “io mi sono presa cura di te con fatica mentre tuo padre stava con te solo la sera”, oppure “tuo padre non da soldi per mantenerti”, …”oppure per ridicolizzare l’altro genitore, ricorda un episodio in cui ne è uscito perdente, come una bocciatura, la perdita del lavoro, di un affare, etc.
Quelle indirette, risultano essere più subdole perché si fa leva sulle emozioni del bambino. Ad esempio mostrare gusti ed idee diametralmente opposte a quelle dell’altro genitore, oppure far capire il sacrificio e le privazioni a cui si è stati sottoposti per non fargli mancare nulla, mentre l’altro genitore pensava solo a se stesso.
Altro sintomo di alienazione è “sgenitorializzare” l’altro genitore, svalutandone il suo ruolo, come ad esempio chiamarlo per nome piuttosto che papà/padre, far sparire tutte le foto o gli oggetti rappresentativi per il figlio.
Tutto questo, al di là delle responsabilità giuridiche a cui si può incorrere, non fa altro che distruggere la vita emotiva e psicologica dei figli.
I bambini soffrono molto più dei genitori a seguito della loro separazione, non solo per l’evento di per sé, ma anche per la cattiva gestione dello stesso.
A seconda della fascia di età dei figli si possono recare danni irreversibili, laddove i sentimenti di rabbia e dolore prevalgano sul buon senso genitoriale.
Per contenere i danni , occorre che i genitori affrontino l’evento critico condividendo le proprie responsabilità e cercando di rassicurare i figli sul piano affettivo,sociale ed economico.
Laddove, ci si renda conto che la situazione sfugga di mano, non bisogna mai esitare ad affidarsi al Mediatore Familiare, per cercare di trovare la giusta via della comunicazione ragionata, preservando i figli da atteggiamenti sbagliati e dannosi.
Dott.ssa Valeria Barbagallo






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