Nei ricordi d’infanzia di ognuno di noi c’è un’amica del terzo piano che apparentemente ha avuto una vita più luccicante della nostra; una compagna di classe che conosceva tutte le risposte; una che riusciva in tutti gli sport e che atleticamente non ne sbagliava una.
In ogni vita c’è stata o c’è la presenza di invidiabilissime creature!
Chi di noi non possiede in alcuni momenti un’insicurezza patologica e un certo strutturale disagio nello stare al mondo?
Da bambina i miei genitori mi ripetevano sempre: “ricordati che sei fortunata”, questo messaggio costante sulla mia buona sorte ha prodotto i suoi effetti e ha fatto germogliare, a torto o a ragione, un appagante senso di gratitudine verso il destino. Se qualcuno insomma mi avesse offerto di scambiare la mia identità con una più brillante io avrei rifiutato perché io “ero una bambina molto fortunata”. E oggi che ho uno sguardo lieve e sereno nei confronti delle “fortune altrui” ancor di più. Non avrei mai abbandonato quel regno fortunato, seppur molto perfettibile.
Penso spesso a come starei nei panni altrui, e mi chiedo anche, con approccio metodico e scientifico, passando in rassegna le mie conoscenze, chi vorrei sostituire anche solo per 24 ore.
Ogni giorno il risultato è diverso.
Per un giorno vorrei essere il ragazzo che incontro al Bar ogni mattina, assolutamente single ed epicureo, ed avere i suoi concetti inaspettati e piacevolmente discutibili sull’idea di benessere.
Un altro vorrei essere l’allampanata dog sitter che incontro ogni tanto e con cui scambio due chiacchiere. Deliziose chiacchiere!
Poi mi piacerebbe essere una mia omonima che non conosco di persona, ma da cui ricevo aggiornamenti via Facebook. Una donna bella come la Luna che sta sempre in giro in ambienti di Alta Moda tra Milano, Londra e Parigi bevendo drink psichedelici e mangiando a ‘nzichitanza linguine alle vongole. Il suo mondo, ovunque venga inquadrato, sembra il Paradiso e lei ci sguazza dentro meravigliosamente. Chissà se è così anche nella realtà, mi chiedo.
Vorrei una settimana, sette giorni per sette vestiti, sette facce e sette teste diverse. Sette storie da raccontare. Per capire, con tenerezza e incanto, che stiamo tutti sulla stessa barca.
Giusi Lo Bianco






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