(rubrica a cura di Valeria Barbagallo)
COSMETICI AL SANGUE!
Immaginate di possedere un piccolo coniglietto bianco, morbido, dal pelo soffice così tanto da averlo chiamato “Batuffolo” o “Nevino” o “Fiocco” per poi vederlo rinchiuso in celle sterili in una batteria che non lascia spazio ad alcuna dignità o libertà di vita. Immaginate il vostro coniglietto a cui siringhe vengono infilzate negli occhi, a crudo, o nelle zampette pelose, nel corpo, iniettando sostanze dai dosaggi tossici; immaginate Batuffolo subire atrocità, da vivo, amputazioni, esalazioni, assimilazioni di ingredienti chimici, processi crudeli, cruenti che nella maggior parte dei casi portano ad una morte lenta e dolorosa.
E come i conigli, immaginate i topolini, in alcuni paesi i cani, le scimmie. Forse i cani suscitano più pietismo perché ritenuti gli animali da compagnia per eccellenza, ma la sofferenza di un cane usato per testare quei cosmetici che ci si spalma in faccia ogni giorno è più importante di quella di altri animali per cui non nutriamo particolare compassione? Un coniglietto, una scimmia o un topolino meritano di morire torturati, senza pietà più dei cani?
E, ancora, questi animali nel 2018 con il progresso scientifico e robotico che ha raggiunto traguardi inimmaginabili, meritano davvero di morire per la produzione di massa, esagerata, di cosmetici che ogni giorno ci vengono propinati sul mercato attraverso packaging accattivanti ed astute strategie di marketing?
Perché la barzelletta dei test vietati sugli animali, ormai, si è dimostrata fallita e favola alla coscienza di chi vuole seriamente informarsi. Se da una parte è vero che l’11 marzo 2013 è entrata in vigore la legge in materia che impone il divieto di sperimentare su animali all’interno dell’Unione Europea o importare gli ingredienti dei cosmetici da paesi dove il test sugli animali è obbligatorio (vedi la Cina ed il Giappone), è anche vero che sia ancora possibile usare nei cosmetici quegli ingredienti testati su animali ed usati anche in ambito farmaceutico e chimico all’interno dell’Ue.
E’ così che famosi marchi come Nars, Max Factor, l’Oreal, Maybelline, Shiseido, Rimmel, Vichy ed altri, propongono sul mercato prodotti che contengono ingredienti ottenuti con il sangue e che cozzano terribilmente ed in maniera ipocrita con la loro politica del non testare sugli animali. Aziende che non rinunciano ai mercati esteri, cedendo dunque alla sperimentazione obbligatoria e che nell’UE sbandierano politiche di pseudo cruelty free facendo tuttavia uso di ingredienti testati su animali all’interno della stessa UE. Una normativa quasi sarcastica.
Infine, bisogna domandarsi se in questo secolo, laddove la sperimentazione in vitro sia più che valida fra i vari metodi alternativi di accertarsi della sicurezza di un composto chimico, l’uccisione barbarica di animali indifesi sia una risposta necessaria ad un bisogno secondario qual è quello della cosmesi prodotta da Maisons i cui introiti non giustificano minimamente il ricorso ad una sperimentazione più economica.
Maria Francesca Molinaro






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