Valverde Carminello vulcano spento        


Qualche anno addietro nella sede del Circolo dei cittadini “Dionisio”, di Valverde CT), si è tenuto il convegno “l’insediamento di Montedoro – Casalrosato i primi rapporti tra greci e indigeni”. Relatore il dott. Francesco Privitera, responsabile dell’Unità Operativa 1 presso il Museo Regionale di Catania.

L’incontro organizzato in collaborazione di Circolo  “Dionisio”, e il Comitato civico “Terre di Aci”, impegnata a sostegno della istituzione del “Parco Valle delle Aci. Il convegno fu introdotto  dal presidente del circolo Dionisio prof. Matteo Donato, che fece una relazione di quanto è stato riportato alla luce dagli scavi di Casalrosato, Montedoro, Carminello di Valverde.

Il dott. Francesco Privitera che negli anni seguì gli scavi, a Valverde con quanto riportato alla luce, fece presente che poco è stato fatto. Con delle diapositive fu visto quanto riportato alla luce con i pochi scavi, che sono emersi anche quelle dei tombaroli. Carente la documentazione dei ritrovamenti e delle foto.

La collina di Carminello, dove insediato un famoso locale enogastronomico, e si gode un panorama unico, su tutta la costa acese fino in Calabria,e catanese fino al golfo di Augusta, non sia altro che un vecchio cratere spento, esistito forse prima della formazione dell’Etna, questo potrebbe essere dedotto dalla conformazione della collina dove nel suo complesso vi e molto basalto lavico, e vi sono diversi pizzi, Montedoro, Belvedere, Casalrosato, Carminello, che contornano l’abbassamento di una vasta zona.  In una parete scoscesa con strati sovrapposti di basalto lavico vi sono diverse fenditure a mo di grotte, che durante l’ultima guerra, servirono a tante gente come ricoveri.

Sulle lave e vulcanoclastiti affioranti a Carminello il vulcanologo dott.Salvatore Caffo studioso e conoscitore dell’Etna relaziona quanto segue << Nell’area delle Timpe di Acireale e di S. Maria la Scala, nella periferia settentrionale della città di Catania e al Carminello, Valverde, ritroviamo lave di colore grigio-chiaro con cristalli visibili a occhio nudo: (fenocristalli, cioè grandi cristalli: le loro dimensioni sono di pochi millimetri quadrati).

Questi cristalli hanno nomi con suoni strani: pirosseni, olivine e plagioclasi (a occhio nudo, i pirosseni sono nerissimi, le olivine sono di colore verde oliva, e i plagioclasi si presentano chiari, quasi incolore e di forma allungata; tutti e tre, in quanto cristalli, sono lucenti). Trattasi di formazioni vulcaniche datate circa 119.000 anni dal presente che testimoniano un periodo geologico denominato “Timpe” antecedente alla costruzione dell’apparato vulcanico così come si è andato delineando morfologicamente nel corso degli ultimi 65000 anni, con l’edificazione dell’enorme strato-vulcano definito Ellittico, collassato circa 14.500 anni fa e aprendo la strada al Mongibello recente. “La morfologia di queste lave può essere colonnare, con intercalati livelli di ceneri giallastre e scorie bruno-rossastre, originati ancora dall’attività effusiva di tipo fissurale che però si concentrò lungo il sistema di faglie delle Timpe formando nel tempo in quest’area una primitiva struttura di tipo vulcano a scudo. Queste rocce vulcaniche – definite dai geologi basalti hawaiitici, tefriti e tefriti-fonolitiche in base alla loro composizione chimica e mine- ralogica – sono il frutto di magmi formatisi per la fusione di piccole porzioni del mantello, a profondità comprese tra 150 e 100 km dalla superficie terrestre, in una zona che viene definita con una parola di origine greca, astenosfera, ossia sfera priva di pressione.>>”

La dottoressa Sandra Sciacca, relatori prof. Carmelo Monaco e dott. Salvatore Giammanco, nella sua tesi di laurea “ rilevamento geologico, strutturale e geochimico dell’area di Valverde” dell’anno accademico 2006- 2007. “L’area studiata e localizzata sul versante sud orientale dell’Etna. Il vulcano si è sviluppato in un contesto geodinamico attivo, nella zona di collisione tra la placca africana e quella europea. Esso è situato sul bordo ionico della Sicilia orientale, on particolare nella zona dove l’avamposto ibleo (estremo margine settentrionale della zolla africana, costituito da una potente successione carbonatica mesozoico-terziaria con ripetute intercalazione vulcaniche) si flette sotto le falde di ricoprimento della catena appenninico – maghrebide, originato a partire dall’oligogene superiore dallo scollamento delle coperture sedimentarie meso-cenozoiche della tetide e dei paleo domini minori ad essa associati, originariamente posti tra il margine europeo e quello africano. Le vulcaniti dell’Etna poggiano sui sedimenti della avanfossa Gela-Catania a sud e a sud est,e sulle unità sedimentarie della catena appenninico maghrebide a nord e a nord ovest. Il fianco orientale dell’Etna è deformato dal sistema delle faglie delle timpe aventi varie direzioni.

Questi lineamenti tettonici rappresentano la terminazione nord nella parte interna della scarpata ibleo maltese, sistema di faglie a gradinata che si estende per circa 50 chilometri dal settore sud orientale dell’Etna verso l’offshore ionico tra Catania e Siracusa. Il baso versante sud orientale etneo è caratterizzato, dal punto di vista morfologico, da una grande varietà di aspetti in relazione alla copertura lavica più o meno recente, con la presenza di coni eruttivi, soprattutto nella parte orientale, scarpate più o meno pronunciate dovute alla tettonica regionale e all’azione del mare lungo la fascia costiera da Catania a Pozzillo. Nell’area oggetto di studio il maggiore addensamento di dislocazione tettonichesi rinviene nel tratto del versante Valverde e la costa a nord del territorio di Acicastello.

A nord ovest di Acitrezza si evince un’evidenza morfologica che dimostra la presenza di un vecchio centro vulcanico denominato “centro di Valverde” parzialmente coperto da materiali recenti. L’area è una depressione morfologica aperta che si estende verso nord, circondata da una scarpata che raggiunge altezza di cento metri, costituita da strati di prodotti vulcanici formanti pendii consistenti con morfologia a forma di cono svasato verso nord. Questa depressione può essere interpretata come il risultato di un collasso vulcano- tettonico che ha interessato il centro di Valverde con un progressivo sollevamento dell’area. L’attività di faglia, l’erosione e le coperture di lave recenti rendono difficoltosa la ricostruzione della morfologia del centro di Valverde. La lava immergente verso ovest lungo la scarpata di Valverde, monte d’Oro è stata considerata come il risultato di un basculamento tettonico collegato al sistema di faglie orientate nord sud.” Il geologo Michele Bongiovanni da il suo si al cratere di Carminello.

Un grazie al signor Michele Torrisi fornitore delle foto.

Michele Milazzo

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