In questi ultimi due anni, la società ha preso un duro colpo: la realtà è palesemente cambiata rispetto a quella a cui si era abituati.Dall’inizio del 2020, l’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha introdotto nuovi stili di vita, diversi dalle abitudini comuni, cercando di monitorare l’andamento del virus e permettendo un ritorno alla vita quotidiana di sempre.
Tuttavia, l’emergenza Covid-19 ha trasformato questi nuovi stili di vita in differenti divari globali. Non solo dal punto di vista sanitario, la pandemia ha colpito tutti i settori lavorativi, alcuni più di altri, e ha condotto a ulteriori disuguaglianze sociali, riferite in base al contesto sociale.
In particolar modo, la disuguaglianza sociale esiste già da molto tempo, il cui problema è stato discusso nel corso degli anni, ma adesso si è creato un nuovo scenario più grave del previsto. La disuguaglianza sociale indica una differenza nella condotta o stile di vita che può avere un determinato gruppo sociale rispetto ad un altro.
Per molti aspetti, il virus è stato denominato anche come virus della disuguaglianza: se, un determinato gruppo sociale sta riuscendo a superare la crisi pandemica a livello economico, i gruppi più disagiati potrebbero impiegarci più anni a superare la crisi. È proprio da queste diversità che portano alla divisione sociale.
Non solo, la disuguaglianza sociale genera altri tipi di disparità, come quella di genere. Dal punto di vista economico e lavorativo, la donna, oltre ai giovani, è stata la più colpita dalla pandemia, dal momento che occupava posti lavorativi maggiormente esposti per la diffusione del virus.
La loro figura è stata penalizzata sia nell’ambito lavorativo che in quello sociale: la donna licenziata o messa in cassa integrazione viene sovraccaricata dagli impegni domestici, per cui non riescono a individuare uno spazio diverso tra famiglia-lavoro.
Giulia Manciagli






Lascia un commento