Durante l’evento celebrativo della Giornata Mondiale del Turismo, organizzato a Palermo da Logos nell’ambito della XXV edizione di Travelexpo “Borsa Globale dei Turismi”, la Ministra del Turismo, Daniela Santanchè, ha espresso il suo entusiasmo riguardo ai progressi significativi compiuti dalla Sicilia nel settore turistico. Tuttavia, ha sottolineato un punto cruciale. Mentre la Sicilia continua a fare grandi passi avanti nell’ambito dell’offerta turistica, la Ministra Santanchè ha comunque sollevato un suointerrogativo. “Ho un chiodo fisso, non capisco perché andiamo negli Stati Uniti e paghiamo un biglietto per vedere negli studiosdei vulcani finti, quando la Sicilia ha un vulcano vivo, come l’Etna, una bellezza che non si riesce a mettere a reddito”.
Sembra quasi che l’idea della Ministra sia quella di far pagare al visitatore una tassa d’accesso al Parco Naturale, anche se di norma l’accesso al parco non prevede un costo, eccetto per le aree turistiche (Rifugio Sapienza e Piano Provenzana) dove bisogna pagare il parcheggio della propria auto, se ferme nelle strisce blu.Quindi una tassazione già esiste. Non essendo una proposta chiara e formale il progetto assume i toni di una presa di posizione al modello americano sottolineando la volontà di monetizzare piuttosto che di preservare il patrimonio siciliano.
Ha poi continuato la Ministra “Sono convinta che ci sarebbero numerosi turisti pronti ad esplorare l’Etna se fosse organizzato in modo più efficiente”, e per concludere “Questa rappresenterebbe un’offerta turistica unica al mondo, in grado di offrire un’esperienza senza eguali”. È comunque evidente che la Ministra non conosce le offerte turistiche già a pagamento, come la funivia che permette di arrivare a quota 2500 mt e le varie escursioni con guide in base alla difficoltà del percorso. Che sia la necessità di migliorare i servizi non c’è dubbio ma che si neghi la totale gestione è un’altra cosa.
Mettere quindi “l’Etna a reddito”, forse, non risolverebbe i problemi economici della Sicilia, soprattutto se a gestirla fossero persone dalle mani bucati. Se l’idea, invece, fosse quella di destinare le somme incassate a progetti legati alle aree protette, quindi per la riqualificazione o la pulizia di alcune aree, per la manutenzione dei sentieri, per la comunicazione o la sensibilizzazione alle tematiche ambientali, il discorso prenderebbe un’altra piega.
C’è da dire però che alcuni degli enti gestori delle aree protette italiane dipendono esclusivamente dai finanziamenti governativi, che spesso non sono sufficienti per coprire le spese necessarie per la conservazione e lo sviluppo del territorio. L’introduzione di un biglietto d’ingresso potrebbe rappresentare una fonte aggiuntiva di finanziamento e contribuire a migliorare la sostenibilità finanziaria dei parchi naturali.
Un sondaggio svolto dal Dipartimento di Economia dell’Università di Catania su un campione di turisti nei tre più grandi parchi regionali della Sicilia: Madonie, Nebrodi ed Etnadimostra proprio la propensione dei visitatori/consumatori a pagare per un turismo più sostenibile e con una qualità efficiente di servizi. Educazione e valori hanno un ruolo fondamentale nel potere decisionale e d’acquisto delle persone, un concetto che vale soprattutto per l’ambiente. Vi è infatti una stretta relazione tra la disponibilità a pagare dei visitatori e la loro sensibilità sulle tematiche ambientali, e anche questo studio lo dimostra. L’imposizione di un eventuale biglietto d’ingresso per visitare i parchi naturali non è una scelta poi così impopolare, soprattutto se accompagnata da chiarezza e trasparenza sull’impiego delle risorse che ne derivano.
La Ministra del Turismo ha comunque sottolineato che la Sicilia offre un potenziale turistico straordinario, accentuato dal clima favorevole, e sta emergendo come una destinazione che punta alla destagionalizzazione, concludendo con un resoconto della sua recente missione in Corea del Sud e Cina, accompagnata dal presidente di Ice Matteo Zoppas e da imprenditori turistici di spicco. Ha sottolineato così l’enorme interesse che il mondo nutre verso l’Italia, esortando tutti a essere fieri della propria identità italiana.
“Durante la missione abbiamo ottenuto la conferma che c’è un grande potenziale per riportare i turisti cinesi in Italia, considerando che siamo la prima scelta dei cinesi e degli asiatici in generale. Adesso dobbiamo concentrarci sul risolvere le questioni legate ai trasporti aerei e ai visti turistici. Sono tornata con la convinzione che una partnership commerciale con il mercato asiatico possa creare innumerevoli opportunità per il nostro Paese”, ha affermato con fiducia la Ministra.
A livello ideologico, dunque, ritorna quella tematica sulla “gestione” dei beni naturali, come se fossimo noi a possedere l’Etna e a gestirne le sorti, non sapendo o forse non essendo consapevoli che con un solo grande respiro potrebbe mandarci tutti all’altro mondo e allora addio guide turistiche, Parco Naturale e biglietti d’accesso.
Danilo De Luca






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