A Catania, passeggiando per piazza Università basta voltare lo sguardo per meravigliarsi di fronte ad una delle meraviglie architettoniche della città, stiamo parlando dello storico Palazzo San Giuliano. Costruito dall’illustre architetto Giovanni Battista Vaccarini nel XVIII secolo, e allo stato attuale sede degli uffici amministrativi dell’Università. Tuttavia, dietro la maestosità di questa struttura si cela una storia tenebrosa che ha affascinato e spaventato i cittadini per secoli. Se ci fossimo trovati lì prima degli anni ’50 avremmo sicuramente notato due balconi murati in alto a sinistra, chiamate ancora oggi “i stanzi du ddilittu rabarunissa” e tra queste la camera rossa. Teatro di un efferato uxoricidio.
Le origini del Palazzo San Giuliano risalgono al 1738, quando fu completato per la famiglia aristocratica dei Paternò, marchesi di San Giuliano. La storia prende una svolta sinistra quando Orazio Paternò Castello, figlio del marchese, sposò nel 1777 la baronessa di Pullicarini, Rosalia Petroso Grimaldi. Famosa per la sua bellezza, la baronessa attirava l’attenzione di molti uomini, scatenando la gelosia di suo marito.
La gelosia di Orazio si trasformò in ossessione, e Rosalia fu costretta a vivere segregata in casa. La coppia litigava frequentemente, nonostante la baronessa fosse una moglie devota. La tragedia culminò la notte del 15 marzo 1784, quando si udì un urlo di dolore proveniente dal palazzo. Orazio, accecato dall’ira, uccise Rosalia brutalmente con coltellate, causando anche la morte della cameriera della baronessa.
L’unica sopravvissuta fu la governante, testimone del terribile omicidio. La vicenda diede origine a numerose leggende, dovuta anche alla presenza di due finestre murate collocate in alto a sinistra del palazzo, credendo che le due stanze fossero state “chiuse” dagli eredi dei coniugi per mettere a tacere le voci sul presunto tradimento della madre. Esiste anche un’altra versione secondo cui la povera vittima sia stata murata viva dal marito e che, tuttora, il suo fantasma sia rinchiuso lì dentro. Nonostante tutto, la verità è che Rosalia morì nella cosiddetta “camera rossa”, una delle stanze da letto della famiglia. Al di là dei balconi murati, invece, si nascondeva la volta del salone sottostante.
Nonostante la fuga di Orazio, la verità emerse e fu condannato a morte. Sorprendentemente, riuscì a sfuggire all’esecuzione e sparì dalla città senza lasciare traccia. Si ipotizza che l’appoggio di persone influenti gli abbia permesso di fuggire indisturbato. Alcuni sostengono che si sia rifugiato nel Monastero dei Benedettini in cerca di redenzione, mentre altri credono che sia fuggito a Malta dopo aver trascorso un breve periodo nel monastero.
La verità, tuttavia, sembra ancora più sorprendente. Un discendente, Antonino Paternò Castello, V marchese di San Giuliano, durante un viaggio in Africa, scoprì una verità scioccante in un libro di Richard Tully, intitolato “Lettere scritte durante dieci anni di residenza alla Corte di Tripoli”. Il libro raccontava l’incontro di Tully con il marchese di San Giuliano in Tripoli, in cui il nobile confessò di aver ucciso sua moglie dopo averla scoperta in una relazione con il principe della Calabria. Si narra anche che Orazio sia stato catturato dai pirati turchi e si sia convertito all’Islam, sposando la figlia del pascià di Tripoli.
Il Palazzo San Giuliano, con la sua architettura grandiosa, nasconde dunque un oscuro passato intriso di mistero e tragedia. La sua storia continua a incantare e spaventare i visitatori, mantenendo viva la leggenda di Rosalia Petroso Grimaldi e del suo tormentato matrimonio con Orazio Paternò Castello.
Danilo De Luca






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