Negli ultimi decenni, l’umanità ha affrontato molteplici sfide ambientali, tra cui il degrado dell’ozono stratosferico, un problema globale che ha richiesto sforzi collettivi per essere affrontato. Tuttavia, oggi possiamo finalmente annunciare una notizia positiva che offre una luce di speranza per il futuro del nostro pianeta. Il buco nell’ozono, una minaccia costante per la nostra atmosfera, sembra essere sulla via della guarigione e potrebbe chiudersi definitivamente tra il 2045 e il 2046. Questo sviluppo positivo è il risultato di decenni di impegno internazionale per affrontare le cause del problema e implementare misure per proteggere lo strato di ozono che circonda la Terra.
Cos’è effettivamente il buco nell’ozono?
Negli anni, abbiamo appreso che il buco nell’ozono rappresenta una significativa riduzione dello spessore dello strato di ozono nell’atmosfera terrestre, con particolare rilevanza nelle aree polari, soprattutto sopra l’Antartide. Questo fenomeno è principalmente attribuibile alle emissioni antropiche dei cosiddetti gas clorofluorocarburi (CFC), comunemente presenti nei circuiti frigoriferi e nelle bombolette spray. L’abuso di tali sostanze ha contribuito in modo significativo all’indebolimento dello strato di ozono, creando un problema ambientale di portata globale.
Verso la risoluzione
L’analisi delle Nazioni Unite conferma che l’eliminazione graduale di quasi il 99% delle sostanze dannose per lo strato di ozono ha avuto successo nel contrastare il buco che si era creato nella seconda metà del secolo scorso. Secondo gli esperti, se le attuali politiche saranno mantenute in vigore, entro il 2040 lo strato di ozono dovrebbe tornare ai valori del 1980 in gran parte del mondo. La chiusura completa del buco è prevista più tardi sui Poli, con la prospettiva di avvenire entro il 2045 sopra l’Artico eentro il 2066 sopra l’Antartide.
L’importanza di questa notizia va oltre la sfera ambientale, poiché il fenomeno del buco dell’ozono è strettamente collegato al problema del riscaldamento globale. Il Protocollo di Montreal, nato per affrontare la minaccia dell’ozono, ha anche contribuito a mitigare i cambiamenti climatici. Inoltre, un ulteriore accordo del 2016 impone la graduale riduzione della produzione e del consumo di alcuni idrofluorocarburi (HFC), sostanze che hanno sostituito i CFC ma che contribuiscono anch’esse al riscaldamento atmosferico.
La notizia della chiusura imminente del buco nell’ozono è un chiaro esempio di come gli sforzi globali possano portare a risultati positivi per la salute del nostro pianeta. Tuttavia, è fondamentale rimanere vigili e continuare a implementare politiche sostenibili per garantire un futuro ambientale più sicuro per le generazioni a venire. La sfida ora è mantenere e intensificare gli sforzi per garantire il successo di queste importanti iniziative ambientali.
Valeria Buremi






Lascia un commento