Sistema pensionistico italiano: criticità e prospettive secondo l’OCSE


L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha recentemente pubblicato un rapporto intitolato “Pensions at a Glance”, che mette in luce le problematiche del sistema pensionistico italiano. Questo studio, condotto a livello internazionale ogni due anni, evidenzia il costo elevato e la sostenibilità critica del sistema di previdenza sociale in Italia rispetto ad altri Paesi industrializzati. Dall’analisi emerge un quadro di forte squilibrio che pone interrogativi sul futuro delle pensioni italiane.

La spesa pensionistica italiana in numeri

In Italia, la spesa per le pensioni rappresenta una delle principali voci di bilancio statale. Con circa 16 milioni di pensionati, nel 2022 lo Stato italiano ha destinato 322 miliardi di euro per finanziare le pensioni, pari a circa il 16% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Si tratta di una percentuale che, secondo l’OCSE, risulta quasi doppia rispetto alla media dei Paesi membri dell’organizzazione. La situazione è resa ancor più grave dal fatto che circa un terzo della spesa pubblica italiana viene assorbita dalle pensioni, il che limita la possibilità di investire in altre aree chiave come l’istruzione e la sanità.

Età pensionabile in crescita: un sacrificio per le nuove generazioni

Una delle tendenze più allarmanti nel sistema pensionistico italiano riguarda l’aumento progressivo dell’età pensionabile. Chi ha iniziato a lavorare nel 2022 potrebbe trovarsi a dover attendere fino a 71 anni per poter andare in pensione. Questo innalzamento è influenzato principalmente dall’allungamento dell’aspettativa di vita, ma è anche un tentativo di rendere sostenibile il sistema sul lungo termine. Nel confronto, le generazioni precedenti hanno avuto la possibilità di ritirarsi in media a 64 anni, godendo di condizioni pensionistiche più favorevoli. Questo scenario mette in luce una disparità significativa tra le generazioni che pongono i lavoratori attuali davanti a sfide e sacrifici maggiori.

Reddito medio dei pensionati più alto rispetto ai lavoratori

Un altro dato evidenziato dal rapporto OCSE è che in Italia il reddito medio dei pensionati supera quello dei lavoratori attivi. Questa peculiarità, riscontrata solo in altri pochi Paesi come Lussemburgo e Israele, è il risultato di un sistema retributivo in cui chi lavora sostiene economicamente i pensionati. Tale modello contribuisce a creare un disequilibrio tra il reddito pensionistico e quello da lavoro, riducendo le risorse disponibili per i lavoratori di oggi e mettendo in discussione la sostenibilità del sistema previdenziale. Questo fenomeno si rivela un paradosso, considerando che in molti Paesi, chi lavora di solito percepisce redditi più elevati rispetto ai pensionati.

Il peso economico e sociale del sistema pensionistico

La struttura del sistema pensionistico italiano comporta, quindi, costi elevati per la collettività. La sua sostenibilità è un argomento di discussione non solo economico ma anche sociale, poiché incide su tutte le generazioni di lavoratori. Le difficoltà che emergono dal rapporto OCSE pongono l’attenzione sulla necessità di una riforma strutturale, che miri a equilibrare il peso tra pensionati e forza lavoro attivo ea garantire che le risorse pubbliche vengano allocate in modo più equo ed efficiente.

Valeria Buremi

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