L’impermeabilizzazione delle città e il problema del drenaggio delle acque


Nelle aree urbane, la diffusione di materiali impermeabili come asfalto e cemento rappresenta un problema significativo per la gestione delle acque piovane. Marciapiedi e strade costruite con questi materiali non assorbono l’acqua, trasformando le città in veri e propri “ruscelli” durante le piogge intense. Questo fenomeno, noto come deflusso urbano, non solo aumenta il rischio di allagamenti ma influisce anche sulla qualità dell’ambiente e sulla biodiversità.

L’impatto ambientale dell’impermeabilizzazione

Quando le superfici urbane non sono in grado di assorbire l’acqua piovana, si riduce la ricarica delle falde acquifere, elemento fondamentale per l’approvazione idrica e la salute degli ecosistemi. La scarsa infiltrazione dell’acqua contribuisce a limitare l’evapotraspirazione, fenomeno naturale che aiuta a mantenere stabile il microclima locale. Il risultato è l’aumento delle temperature urbane nei periodi estivi e l’aggravarsi dell’effetto noto come isola di calore urbano, che rende le città meno vivibili, specialmente in periodi di caldo estremo.

Oltre al riscaldamento, l’impermeabilizzazione danneggia la biodiversità. Specie animali e vegetali, che abitano il suolo urbano e suburbano, si trovano limitate nei loro movimenti e habitat naturali, ostacolate dalle infrastrutture lineari come strade e autostrade. Le città diventano vere e proprie barriere che impediscono ai flussi migratori di diverse specie, influenzando la biodiversità in modo negativo e persistente.

Soluzioni sostenibili: dalle città spugna alle infrastrutture verdi e blu

Negli ultimi anni, l’approccio delle città spugna ha iniziato a prendere piede come modello per la progettazione urbana sostenibile. Questo approccio, particolarmente sviluppato in Cina, prevede la realizzazione di infrastrutture in grado di assorbire l’acqua piovana, riducendo il deflusso e aiutando a mantenere stabile il microclima locale. Le città spugna si basano sull’implementazione di aree verdi, giardini pluviali, tetti verdi e pavimentazioni drenanti, che offrono un’efficace alternativa alla gestione tradizionale delle acque meteoriche.

Queste soluzioni si inseriscono nelle cosiddette infrastrutture verde-blu , ovvero una rete di spazi verdi e blu che sfruttano i processi naturali per gestire le acque piovane e migliorare la qualità dell’ambiente urbano. Tra le pratiche più efficaci rientrano i sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SuDS), che permettono di raccogliere e infiltrare l’acqua piovana, riducendo il carico sui sistemi fognari e migliorando la qualità delle acque. Esperimenti riusciti di questa tecnica si trovano in città come Rotterdam, dove le piazze d’acqua funzionano sia come aree pubbliche sia come bacini per la raccolta e il trattamento delle acque meteoriche.

Le sfide per un futuro urbano sostenibile

Implementare soluzioni sostenibili per la gestione delle acque urbane richiede un cambiamento significativo nel modo in cui le città sono progettate e realizzate. L’Unione Europea ha stabilito linee guida per mitigare gli effetti dell’impermeabilizzazione del suolo, raccomandando l’uso di materiali permeabili, la creazione di spazi verdi e la costruzione di corridoi ecologici per facilitare il passaggio di specie animali e ridurre l’effetto isola di calore.

Tuttavia, queste trasformazioni richiedono investimenti e una pianificazione a lungo termine che consideri l’impatto ambientale delle infrastrutture. Incorporare tecnologie come le pavimentazioni drenanti, i tetti verdi e le aree di ritenzione dell’acqua può contribuire a costruire città più resilienti e adattabili ai cambiamenti climatici. In Italia, alcune città stanno già sperimentando tecniche di drenaggio sostenibile, e si prevede che questa tendenza possa crescere grazie a incentivi e regolamentazioni sempre più orientate alla sostenibilità.

Valeria Buremi

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