Un anno dopo, New York cambia volto
Il 5 gennaio 2025, New York ha introdotto una misura senza precedenti per una metropoli americana: il congestion pricing. Il cuore di Manhattan, da Central Park verso sud, è diventato una zona a pagamento per i veicoli privati. L’accesso non è vietato, ma scoraggiato con tariffe che variano in base al tipo di mezzo e all’orario, fino a 9 dollari nelle ore di punta.
L’obiettivo era ambizioso. Ridurre il traffico, migliorare la qualità dell’aria e raccogliere fondi per potenziare i trasporti pubblici. Dopo dodici mesi, i dati confermano che la scommessa sta funzionando.
Secondo la Metropolitan Transportation Authority (MTA), la città ha registrato una diminuzione del traffico tra l’11 e il 12 per cento. In termini assoluti, si parla di oltre 27 milioni di veicoli in meno in un anno. La velocità media è aumentata dell’8 per cento, segno che le strade sono più libere. Anche l’uso di metropolitane e autobus è in crescita.
Ma l’effetto più tangibile è sulla salute. Nella zona pedaggiata, il particolato fine (PM2.5) si è ridotto del 22 per cento. Una cifra che conferma quanto il traffico incida sulla qualità dell’aria urbana.
Non solo tassa. Un investimento collettivo
Il congestion pricing non è una sanzione, ma un incentivo. Chi sceglie l’auto privata paga, chi si muove in modo sostenibile beneficia di un trasporto pubblico più efficiente.
Nel primo anno, il sistema ha generato oltre 500 milioni di dollari. Risorse destinate al miglioramento delle infrastrutture del trasporto collettivo. Nuove linee, mezzi moderni, servizi più puntuali. È un modello che trasforma una limitazione in un’opportunità per tutti.
Un’esperienza che non nasce dal nulla
New York non è stata la prima. Città come Londra, Stoccolma o Singapore applicano da tempo soluzioni simili. Con ottimi risultati. Ma il caso americano colpisce perché rompe una tradizione profondamente radicata nell’uso dell’auto privata. E lo fa con successo.
Cresce il consenso tra i cittadini, che scoprono i vantaggi di un centro più vivibile, meno inquinato e più silenzioso.
In Italia possiamo fare lo stesso?
Nelle nostre città esistono già strumenti simili. A Milano, l’Area C impone un ticket d’ingresso in centro. Roma, Torino e Bologna hanno zone a traffico limitato. Ma la logica resta diversa. In Italia, questi provvedimenti servono a regolare l’accesso, non a trasformare il sistema.
Il modello di New York offre un orizzonte più ambizioso. Utilizzare il pedaggio urbano per finanziare il trasporto pubblico. Premiare chi sceglie una mobilità sostenibile. Liberare spazio urbano per le persone, le biciclette, il verde.
Equità e futuro
Qualsiasi applicazione italiana dovrebbe affrontare alcune criticità. Prima fra tutte, la giustizia sociale. Un sistema efficace dovrebbe prevedere tariffe differenziate, esenzioni per redditi bassi o aree mal collegate. Ma soprattutto, dovrebbe arrivare insieme a un serio investimento nel trasporto pubblico.
Serve visione politica. Serve il coraggio di spiegare ai cittadini che meno auto non significa meno libertà, ma più qualità della vita.
Un’occasione da cogliere
Il cambiamento climatico non aspetta. Le città italiane sono già sotto pressione per traffico, smog e inefficienza nei trasporti. Il congestion pricing può diventare uno strumento strategico. Non l’unico, ma uno dei più efficaci.
New York ha dimostrato che si può fare. Ora tocca a noi decidere se restare fermi o metterci in movimento.
Valeria Buremi






Lascia un commento