Quando il mare mangerà la Sicilia: l’allarme dierosione costiera


Le immagini delle recenti inondazioni che hanno colpito la Sicilia, ma anche la Calabria e la Sardegna, hanno riacceso i riflettori su una questione che da anni riguarda da vicino il nostro territorio: la fragilità delle coste italiane. Un problema tutt’altro che marginale se si considera che l’Italia vanta oltre 7.000 chilometri di litorale, una ricchezza naturale, paesaggistica ed economica oggi sempre più esposta agli effetti dei cambiamenti climatici e dell’intervento umano.

La Sicilia si trova oggi a fare i conti con un fenomeno che rischia di trasformarsi da rischio ambientale in vera e propria emergenza socio-economica: l’erosione costiera. Non è un problema soltanto estetico o legato al turismo estivo, ma una minaccia strutturale per interi ecosistemi, le comunità locali e le infrastrutture che costeggiano il Mar Mediterraneo.

Secondo i dati più recenti, una porzione molto significativa del litorale siciliano è sotto pressione: quasi il 77 % della costa è considerata a rischio di erosione, con oltre la metà già compromessa da urbanizzazione e cemento. In termini pratici, di circa 1.623 chilometri di costa isolana, quasi 900 sono segnati da un arretramento netto della linea di battigia. Questo fenomeno non riguarda solo le sabbie, ma anche interi sistemi dunali una volta capaci di proteggere naturalmente il litorale. 

Perché le nostre coste sono in pericolo

La causa della crisi del litorale siciliano è duplice. Da un lato ci sono i cambiamenti climatici, con innalzamento del livello del mare e tempeste sempre più intense che erodono le spiagge con maggiore frequenza. Dall’altro lato, però, c’è una componente umana che non può essere ignorata. Opere costiere mal progettate come dighe, porti e frangiflutti alterano l’equilibrio naturale dei sedimenti, riducono l’apporto di sabbia sulle spiagge e favoriscono l’arretramento della costa. La pesca a strascico, l’inquinamento e il traffico nautico continuano a compromettere le praterie di Posidonia oceanica, una pianta marina fondamentale per stabilizzare i fondali e dissipare l’energia delle onde. 

Esattamente come ricordato dagli esperti di geologia costiera, l’azione abrasiva delle onde è un processo naturale che diventa devastante in presenza di livelli marini più alti e di sedimenti impoveriti: senza un apporto costante di sabbia, la spiaggia si assottiglia fino a scomparire. 

Le soluzioni naturali per difendere le coste

Fortunatamente, le strategie per affrontare l’erosione non sono unilaterali o puramente ingegneristiche. Una frontiera di ricerca e intervento sempre più considerata riguarda le soluzioni basate sulla natura, che sfruttano gli stessi processi ecologici per aumentare la resilienza delle coste. 

Tra queste soluzioni, la stabilizzazione e la ricostruzione delle dune costiere rappresentano un elemento chiave. Le dune, soprattutto se ricoperte da vegetazione autoctona, agiscono come barriere naturali contro onde e venti, rallentando l’erosione e favorendo l’accumulo di sabbia. Studi specifici hanno dimostrato che la re vegetazione delle dune può ridurre significativamente l’impatto delle mareggiate e delle inondazioni costiere anche in scenari climatici futuri. 

Un altro pilastro è il ripristino delle praterie di Posidonia oceanica. Questi “boschi marini” non solo sono fondamentali per la biodiversità, ma stabilizzano i fondali e contribuiscono a ridurre l’energia delle onde prima che raggiungano la costa. La loro protezione è diventata un obiettivo prioritario anche per organizzazioni ambientaliste, soprattutto considerando che la perdita di posidonia comporta impatti economici sull’ordine di miliardi di euro ogni anno in termini di servizi ecosistemici offerti. 

Infine, una gestione più integrata delle coste – che tenga conto del naturale trasporto dei sedimenti piuttosto che ostacolarlo – è fondamentale per restituire equilibrio ai nostri litorali. Documenti scientifici dedicati alla pianificazione costiera raccomandano di ripristinare il bilancio sedimentario e di riconoscere lo spazio necessario alle dinamiche naturali, in modo da favorire processi ecologici di ricarica delle spiagge. 

Un patrimonio da proteggere

La Sicilia, con i suoi litorali unici e la sua identità profondamente legata al mare, si trova davanti a una sfida enorme, ma non insormontabile. Mettere al centro la natura nelle strategie di difesa costiera non è solo una questione ambientale, ma una scelta di lungimiranza economica, sociale e culturale. Dune vive, praterie marine rigenerate e politiche di gestione sostenibile potrebbero diventare le vere barricate contro un futuro in cui il mare, se lasciato incontrollato, continua a “mangiare” la nostra terra.

Valeria Buremi

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