Rubrica UN MARE DI PAROLE
a cura di Roberta Mezzabarba
NEL PUNTO FRAGILE DOVE ARRIVA LA LUCE
Come si sopravvive ai giorni storti?
Si sopravvive restando.
anche quando il cuore pesa
più dello zaino,
anche quando vorresti lasciare tutto lì
e camminare leggera
verso un altrove qualunque.
Si sopravvive scegliendo
un dettaglio alla volta:
una tazza calda,
un raggio di sole storto sul muro,
una frase che non ti ferisce.
A volte le salvezze sono minuscole,
ti scivolano addosso senza rumore
nel punto fragile dove arriva la luce.
IL CUORE SA COLTIVARE MEMORIA
Sto imparando a tenere la mano
alla me che non ce la fa:
la porto a fare due passi,
le spiego che non deve correre,
che possiamo fermarci insieme
a guardare un seme
che tenta di aprirsi.
Mi mancano strade
che non ho più attraversato,
voci che non chiamano più,
abbracci che sono diventati nuvole.
Ma il cuore sa coltivare memoria
senza annegare nel rimpianto.
Sto buttando via l’idea di diventare
ciò che gli altri si aspettano,
perché lo spazio
che lasciano le aspettative
è troppo stretto per farci casa.
Voglio stare dove
posso respirare,
dove il mio passo
non è un disturbo.
Ho imparato una cosa:
che la dolcezza è una resistenza,
una forma segreta di coraggio.
Che la gentilezza non è debolezza,
è scegliersi ogni giorno
anche quando non ne hai voglia.
E sì, a volte sono un groviglio,
ma dentro quel groviglio
ci sono scintille che nessuno vede
e che un giorno, lo so,
diventeranno fuoco buono.
Se mi chiedi come sto
ti dico che sto andando
a piccoli respiri,
che ogni tanto inciampo
ma poi mi rialzo come chi sa
che c’è ancora tanto da imparare.
E che sto scoprendo un posto nuovo:
quel punto fragile
tra il dolore che passa
e la luce che arriva.
è lì che sto imparando
a restare intera.






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