Tombini esplosivi a Rio come mine antiuomo


A quanto pare è una notizia degli ultimi giorni quella che ci riferiscono parecchie fonti sul caso di una decina di tombini della Rio de Janeiro bene, cioè la vasta zona della megalopoli brasiliana abitata dalla gente più ricca e facoltosa, che saltano in aria. È forse l’unico caso in cui gli abitanti delle baraccopoli e delle favelas delle città sudamericane si ritrovano in una condizione di maggior sicurezza rispetto al resto della fiorente città di cui fanno parte; si perché la causa scatenante le esplosioni dei tombini è l’età dei trasformatori elettrici della società Light che fornisce energia alla parte ricca della città attraverso la linea interrata. Le favelas non corrono tale rischio perché, ove ne abbiano una, la linea elettrica è ancora posta sui pali. Tutto ha una scadenza e i trasformatori, di cui parlavamo, hanno ormai superato l’età del pensionamento; i dirigenti della Light tranquillizzano con ripetuti comunicati che ne stanno già approntando la sostituzione ma le detonazioni non cessano ed i lavori camminano a rilento. Le scintille di un trasformatore in tilt non solo provocano incendi e fumo, causano anche esplosioni delle linee di gas e di aria compressa che corrono parallelamente nel sottosuolo. Le fiammate e i conseguenti voli di tombini in ghisa, pesanti alcune tonnellate sono inevitabili ed il rischio corso da cittadini, animali, veicoli e case è enorme. È stato riferito che questo “attacco” non ha mietuto vittime ma ricordo d’aver letto una notizia analoga, circa un anno fa, secondo la quale una turista americana Sarah Lowry, 35 anni, mentre passeggiava col marito per l’avenida principale di Copacabana fu investita da un tombino in esplosione e dalla conseguente fiammata che le ha ustionato l’80% del corpo riducendola in fin di vita. Questo mi fa pensare che la situazione è più grave di quanto non si voglia ammettere, che i problemi hanno avuto inizio qualche anno fa e che le operazioni d’intervento sono, come spesso accade, troppo lente!

 

Paolo Licciardello

Un pensiero riguardo “Tombini esplosivi a Rio come mine antiuomo

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  1. Non è un problema che ha investito solo il Brasile. C’è un’azienda italiana (di Brescia) che sta mettendo a punto un chiusino rivoluzionario costruito in materiale composito (quindi moooooolto più leggeri) che potrebbe risolvere molti problemi che si manifestano con i tombini in ghisa (furti, costi di manutenzione, eventuali esplosioni, sicurezza per i cittadini, etc.). Verrà presentato alla fiera MADE EXPO di Milano il 5-6 ottobre!

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