Sono questi i giorni di una nuova giovinezza per il femminismo francese. Nel paese che si vanta da secoli di essere la patria dei diritti dell’uomo, infatti, le donne si stanno scagliando contro il linguaggio discriminante da ancien régime.
In Francia, a tutt’oggi, in atti pubblici o privati, più o meno ufficiali, viene chiesto loro di scegliere un titolo tra: Monsieur, Madame e Mademoiselle. Una catalogazione del genere femminile che va avanti dal Seicento, dall’epoca in cui il termine mademoiselle ha iniziato ad indicare una donna non sposata, con una chiara valenza sessista e discriminante, e al giorno d’oggi pure parecchio anacronistica. Due le associazioni che sono scese in campo per l’abolizione da parte dell’amministrazione francese dell’ormai desueto trittico, “Osez le féminisme” (Osate il femminismo) e “Chiennes de garde” (Cagne da guardia), che hanno dato vita, in forma congiunta, al sito madameoumadame.fr.
In realtà la protesta nona avrebbe motivo d’essere, viste le circolari pubblicate tra 1967 e 1974 che hanno, di fatti, risolto la questione abolendo lo scomodo termine. Eppure sembra che la consuetudine e la tradizione impediscano alla dicotomia madame/mademoiselle di andare in pensione.
Storie di sessismo ordinario secondo le attiviste francesi, retaggi di un paio di millenni di bieco maschilismo.
Abbandonare quest’usanza, che resiste più per abitudine che per una reale esigenza d’esistere, significa riconoscere, finalmente, l’eguaglianza uomo-donna. Anche a livello semantico.
Aurora Circià






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