Il comma 29 del DDL sulle intercettazioni (Norme in materia di intercettazioni telefonich, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ), alla lettera a), ha previsto l’estensione dell’istituto della rettifica della legge sulla stampa a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete. La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.
A seguito di ciò è iniziata una nuova bufera di polemiche che ha imperversato su internet e che ha visto come protagonista principale Wikipedia, inducendo la stessa, la sera del 4 ottobre, all’autosospensione per protestare contro il nuovo progetto di legge.
Solo attraverso la protesta, un piccolo traguardo è stato già raggiunto: il clamore suscitato dalla sua autocensura, infatti, è stato tale da indurre la Commissione giustizia a trovare un compromesso sulla norma cosiddetta “ammazza blog”. È stato previsto che la rettifica immediata “di contenuti che il richiedente giudichi lesivi della propria immagine”, prevista dal contestatissimo comma 29 spetterà solo alle testate giornalistiche on-line che risultano registrate, escludendo di fatto i blog, Wikipedia e i social network.
Dopo ben tre giorni di sciopero, quindi, la più nota delle enciclopedie online (nella versione italiana), è tornata disponibile per tutti gli utenti.
L’annuncio della riapertura è stato effettuato attraverso un apposito breve comunicato che compare in alto accedendo alla home page del sito in questione.
Durante lo sciopero sulla home page del sito era stato pubblicato un apposito comunicato, nel quale erano contenuti i motivi alla base della protesta, e la conseguente decisione di “autosospendersi” presa dalla stessa Wikipedia. La stessa ha, inoltre, ringraziato tutti coloro che, durante lo sciopero, hanno supportato l’iniziativa presa dall’enciclopedia online, “tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale”.
Certo l’esigenza di responsabilizzare i blogger è forte, ma non è sicuramente questa la strada più sicura e non ispira nemmeno fiducia la giustificazione del Governo, secondo la quale al DDL in questione sono stati presentati diversi emendamenti, ma che le “modifiche al disegno di legge non sono ancora state approvate in via definitiva”.
Sembra solo il solito tentativo di fornire un “antidolorifico” prima di infliggere un nuovo colpo mortale al nostro Diritto di Informazione.
Angela Scalisi






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